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Arbitrio libero o servo? (Parte II)

La risposta del riformatore Martin Lutero alla posizione di Erasmo sul libero arbitrio non si fece attendere. Nel 1525 venne pubblicato De servo arbitrio, una risposta dichiarata alle posizioni di Erasmo,[...]



La risposta del riformatore Martin Lutero alla posizione di Erasmo sul libero arbitrio non si fece attendere. Nel 1525 venne pubblicato De servo arbitrio, una risposta dichiarata alle posizioni di Erasmo, tanto che l’intero testo è scritto in prima persona e in risposta all’avversario. A sorprendere è anche il tono particolarmente acido e forte che Lutero adottò per l’occasione.

La posizione di Lutero è nota: l’uomo non può nulla senza la volontà superiore di Dio. E’ lui che solo può donare la “grazia” e concedere all’uomo l’inclinazione al bene, e pregare Dio deve significare pregarlo per richiedergli la “grazia”, stimolabile anche attraverso un comportamento corretto e un lavoro rispettoso. Secondo Lutero, l’uomo è incline al male e a Satana per sua natura; esso per salvarsi deve per forza attendere la volontà di Dio. Lutero inoltre nega qualsiavoglia contingenza nel mondo: ammettere il libero arbitrio significherebbe concepire Dio come limitato nella sua potenza e azione. Dio ha già un disegno universale prestabilito, e sembra che Lutero non riusca a uscire da questa impasse secolare su cui la maggior parte dei filosofi si sono soffermati (come Leibniz): lui non ritiene che gli uomini siano un ammasso di esseri senza autonomia guidati meccanicamente dall’alto, ma crede che ogni gesto e azione dipendano per la loro intenzionalità e la loro finalità concreta alla volontà di Dio. Per fare il bene è necessario che Dio abbia concesso la grazia, e quando ciò accade dobbiamo ringraziare Dio senza il quale non saremmo mai riusciti a compiere quell’azione.