
Scomparso pressoché totalmente dagli spazi istituzionali “alti” nonchè dal Parlamento italiano, il comunismo oggi necessita di ripensare profondamente le sue connotazioni, ripulendosi da ogni malinconica nostalgia per il passato.
L’ideologia marxista suona retorica e senza agganci con il mondo reale: le classi sociali sono totalmente differrenti rispetto alle teorizzazioni ottocentesche, così come le strutture economiche e culturali. L’Italia è uno dei pochi paesi che ancora possiede nel proprio scenario politico partiti che si richiamano dichiaratamente al comunismo (con tanto di falce e martello sulla bandiera); per giustificare un fatto tanto ridicolo, bisogna pensare al passato glorioso che il Partito Comunista Italiano ha avuto nel nostro paese, e soprattutto ai traguardi che è stato in grado di attuare nel corso dei decenni.
Ma il mondo cambia… e cambiano le esigenze, le riflessioni, e dovrebbero mutare anche i piani relativi alla speranza di un mondo migliore. D’altronde il modello socialista-comunista è stato adottato in diverse occasioni nella storia, ed ha sempre dimostrato un’incapacità di assumere una funzione di gestione e organizzazione del potere. Il comunismo ha una propria “mitologia” nobile e meravigliosa quando ci narra di popoli che si sono liberati dalle oppressioni, di gruppi di persone che hanno fatto valere i loro diritti, di eroi che hanno deciso di sacrificarsi per il bene degli sfruttati; ma parlare di “partiti comunisti” in un (ipotetico) paese moderno come l’Italia suona anacronistico, soprattutto se gli unici modelli a cui fare riferimento oggi sono il Venezuela di Chavez e la Cuba di Castro.

Alessandro Alfieri








