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La Scuola di Yale: il decostruzionismo americano

Tutti noi conosciamo l’Università di Yale, una delle più antiche e prestigiose università di tutto il mondo. In pochi però conoscono la cosiddetta “Scuola di Yale”, ovvero un gruppo[...]



Tutti noi conosciamo l’Università di Yale, una delle più antiche e prestigiose università di tutto il mondo. In pochi però conoscono la cosiddetta “Scuola di Yale”, ovvero un gruppo di studiosi, intellettuali ed esperti di materie umanistiche che si è venuto a creare proprio all’interno dell’università del Connecticut.

Il loro nome originale è “Yale Critics”, ed è un gruppo variamente composito e difficilmente definibile, visto che riunisce sensibilità differenti; un tratto costante però di coloro che ne fanno parte è il retaggio decostruzionista, la lezione di Jacques Derrida e il tipo di approccio col quale si relazionano ai “testi”.

La “Scuola di Yale”, particolarmente attiva sul fronte della critica letteraria, è divenuta sinonimo di “decostruzionismo americano”: un principio della Scuola è per esempio l’unità teorizzata di scrittura letteraria e critica, come se il testo poetico o narrativo avesse già al suo interno gli strumenti per essere decostruito (in questo è palese anche l’influenza di Roland Barthes, e delle sue teorie relative all’autoreferenzialità del testo).

I maggiori rappresentanti di questa scuola sono Paul de Man e Harold Bloom, entrambi notissimi critici letterari e filologi, celebri per le loro posizioni radicali e controverse, il primo sostenitore dell’illegibilità dei testi, il secondo autore del discusso “Canone occidentale“.