La confusione delle categorie politiche

Sostenere che i significati di “Destra” e “Sinistra” siani alquanto problematici (per non dire confusi) potrebbe provocare il dissenso della maggior parte dei benpensanti, coloro[...]



Sostenere che i significati di “Destra” e “Sinistra” siani alquanto problematici (per non dire confusi) potrebbe provocare il dissenso della maggior parte dei benpensanti, coloro che ritengono di essere da una parte o dell’altra, senza se e senza ma.

Le cose si sono piuttosto complicate, in particolar modo negli ultimi anni; basti pensare agli interventi statali della varie nazioni per far fronte alla crisi economica. Paesi di matrice e tradizionale liberale ora predicano la necessità di un margine di statalismo, e gli stessi che hanno promosso la globalizzazione negli scorsi anni, ora invitano a “comprare” prodotti provenienti dalla propria produzione statale.

Ancora più intrigante risulta il discorso se ci concentriamo proprio sulla globalizzazione: l’apertura globale del mercato implicherebbe un multiculturalismo totale, una vicinanza dei popoli di tutti il mondo. La cosa strana è che la globalizzazione è stata incentivata da quei paesi che hanno sempre insisitito sui relativi nazionalismi, mentre le “sinistre” mondiali si sono opposte ad essa rivendicando il principio di identità culturali e storiche dei vari popoli (idee e convinzioni tradizionalmente “di destra”).

Soprattutto tra le nuove generazioni, la riscoperta dell’identità popolare e del folklore territoriale diventano espressione di “amore per la libertà” e di “passione per l’uguaglianza sociale”; è spesso il popolo della sinistra a riempire le piazze salentine ballando la “taranta”, ma l’amore per la tradizione ancestrale e la passione per le radici culturali sono principi che, una volta, appartenevano all’ideologia “di destra”.

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