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La filosofia dell'ospitalità in Derrida

In uno suo testo pubblicato nel 2000, uno dei maggiori filosofi contemporanei, Jacques Derrida, si è occupato del tema dell’ospitalità. In Sull’ospitalità diviene palese come il problema[...]



In uno suo testo pubblicato nel 2000, uno dei maggiori filosofi contemporanei, Jacques Derrida, si è occupato del tema dell’ospitalità. In Sull’ospitalità diviene palese come il problema filosofico dell’ospitalità sia cruciale nella società contemporanea multietnica.

Per Derrida l’autentica ospitalità è l’ospitalità indiscriminata, ovvero quella che proviene da un atto soggettivo, privato. Intesa così l’ospitalità non può richiedere allo “straniero”, ovvero “colui che viene da fuori”, delle domande, pretendendo uno scambio al fine di accettare la richiesta di ospitalità (che è poi la richiesta disperata di continuare a vivere).

Il problema è che, la società e la politica attuali, optano per una normalizzazione e regolamentazione di questo principio intrinsecamente privato. Attraverso il processo di annullamento della privacy, il sitema attuale porta il singolo all’impossibilità di adottare l’ospitalità nella sua accezione onesta e corretta.

Lo straniero è colui che fa la prima domanda, e a questo suo chiedere la legge e lo Stato risponde attraverso una serie di altre domande, nullificando l’ospitalità e avendo la pretesa di definire il nuovo approccio come gesto d’amore; ma accettare uno straniero chiedendogli “chi è”, “da dove viene”, “perchè viene”, non è un atto di ospitalità, bensì un abuso.