La nascita del nuovo partito della destra italiana

L’evento sulla bocca di tutti legato alla politica italiana è la nascita del Popolo della libertà, il nuovo partito di centro-destra che è la risultante della fusione dei due partiti maggiori[...]



L’evento sulla bocca di tutti legato alla politica italiana è la nascita del Popolo della libertà, il nuovo partito di centro-destra che è la risultante della fusione dei due partiti maggiori già alleati nell’attuale attività governativa, ovvero Forza Italia e Alleanza Nazionale.

Premesso che qualsiasi processo volto a ridurre il ridicolo numero di partiti e partitini italiani è sempre e comunque una buona notizia (anche se, di solito, in corrispondenza di movimenti di questo genere si ottiene sempre la spaccatura dei partiti e perciò la corrispettiva nascita di nuove realtà politiche), ora è da vedere quale sia il manifesto di intenti e i principi che il nuovo super-partito vorrà seguire.

E’ già stato dato per certo che il PdL non farà primarie per eleggere il suo leader, che ovviamente non potrà non essere l’insigne presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Mi piacerebbe sapere come si coniugheranno, all’interno del grande calderone, le differenti ideologie e posizioni in campo di economia, etica sociale, valori.
Penso, ad esempio, al partito della Alessandra Mussolini, che nel Manifesto del suo Azione Sociale, vede come prerogativa l’opposizione all’economia di mercato libera e capitalistica, l’esatto contrario che il partito di Berlusocni ha sempre promosso fin dalla sua nascita. Per AN le cose stanno diversamente, perchè tutta la gestazione durata decenni è servita per creare in Italia un forza di destra legittima, democratica, ripulita dalle ombre indegne del passato, e perciò venuta ad avvicinarsi sempre di più alla posizione liberale e liberalista in materia sia economica che di gestione politica. A questo proposito, è evidente come il caos politico e il ritardo del nostro paese nei confronti degli altri stati civili europei è il risultato dell’ambiguità e inefficacia che i partiti di destra si sono portati dietro nella storia.

Mi spiego meglio: in Francia, ad esempio, la Resistenza era capeggiata da De Gaulle, che ha preso oltretutto in mano le redini della ricostruzione del paese all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Fin da subito, perciò, in Francia la destra istituzionale era “antifascista” e convinta sostenitrice della democrazia. D’altronde, proprio da quella tradizione proviene l’attuale presidente Sarkozy. In Italia l’autentica forza di destra non era affatto la DC, quanto l’MSI, fase embrionale del decorso storico che oggi ha portato alla nascita del PdL. Fino alla svolta di Fiuggi, l’MSI si rifaceva palesemente e dichiarativamente all’ideologia fascista, ai principi totalitari e antidemocratici. Abbiamo dovuto attendere parecchi anni per voltare decisamente pagina con l’orrore del passato.

Tornando al PdL, a mio avviso gli attriti maggiori saranno quelli relativi al conflitto tra pensiero laico/liberale e posizione cattolica; dico questo perchè, in realtà, già nella stessa Forza Italia sono presenti tali correnti, ma c’è sempre Papà Silvio in grado, come nessun altro nella storia, a fare da collante per tutti. Il dubbio è se il Popolo della libertà stessa non riproponga lo stesso modus operandi di FI, almeno finchè Berlusconi non deciderà di ritirarsi a vita privata lontano da tutti.

Commenti dei lettori

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  • anonimo

    28 Aug 2010 - 15:38 - #1
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    sinceramente considerare il fascismo un violento totalitarismo è molto esagerato e proprio di una sinistra comunista che con stalin ha fatto 10 milioni di morti nei gulag in russia, e altrettanto ha fatto con il pacifista “che guevara”, con lenin, per non parlare poi del pol pot 100 volte più sangunario di hitler

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