
Risaliamo in maniera lucida all’esperienza che il comune cittadino fa del mondo che lo circonda; in un’idea primitiva e “ingenua” di politica, il cittadino dovrebbe attestare la qualità delle sue condizioni di vita, e soprattutto percepire se esse siano migliorate o peggiorate nel corso del tempo. In occasione delle elezioni, sempre secondo questa visione “ingenua”, l’elettore ha il potere di confermare il “posto” (e perciò lo stipendio) a chi ha ben operato, e cacciare chi invece si è dimostrato inetto a quella carica.
Si può ben intuire come le cose siano più complicate di così; primo, perchè se un amministratore inaugura una strada o un ospedale, probabilmente c’è stato un iter che ha coinvolto rappresentanti della parte politica opposta, in carica prima di lui. Oltre a ciò, il problema, specie nel nostro paese, è di ordine ideologico, ed è la risultante di una lunga tradizione partitica che ha segnato l’Italia dal dopoguerra ad oggi.
Insomma, per farla breve, se le cose vanno bene è merito della mia parte che è al potere, se vanno male è colpa della parte avversa che “è stata” al potere, o magari lo è ancora a livello territoriale. Da questa impasse è impossibile tirarsi fuori, e perciò i voti non sono la risultante di un apprezzamento da parte della gente, quanto di una “costruzione” a tavolino del consenso popolare.
Ormai ho poca fiducia nel popolo italiano, tanto che sostengo la seguente tesi: la campagna elettorale è totalmente inutile! Se Berlusconi prendesse a parolacce tutti i suoi elettori, e inserisse nelle liste elettorali delle scimmie prelevandole dagli zoo, prenderebbe lo stesso identico numero di voti!
Vi pongo una domanda: chiunque abiti a Roma, ha percepito il peggioramento nell’ultimo anno? Ha percepito un disagio maggiore in occasione di alluvioni e temporali? Ha notato come il traffico locale urbano sia aumentato? Ha percepito una maggiore approssimazione nello svolgimento dei lavori pubblici? (ne è esempio Via Nazionale… ma cosa stanno facendo?!??!)
Forse, e le cose si complicano, sono io a guardare la mia città con una lente che ne distorce la visione (e ritorniamo al problema della visione predeterminata ideologicamente); ma se così stanno le cose, allora diviene impossibile constatare onestamente il buon o cattivo operato di una determinata amministrazione. Potrei ritrovarmi con un tenore di vita pessimo, alle soglie della povertà, senza più diritti civili e politici, ma basterebbe che un faccione in tv mi elencasse “le cose che sono state fatte” per convincermi, mentre l’esperienza empirica dimostrerebbe tutto il contrario.
Il segreto starebbe nel “ritorno all’esperienza empirica”, che fa tutt’uno con la “democrazia partecipata”; se le condizioni particolari sono sempre legate a problemi di ordine globale (crisi finanziarie, debiti pubblici ecc.) è pur vero che l’unico strumento che ho per dare valore al mio voto è comprendere se le cose siano “migliorate” o “peggiorate”, e non tanto se le cose vadano “bene” o “male” (che significherebbe fare riferimento a concetti più astratti).
Ma concludo questo mio pezzo con una riflessione volta a rimettere in questione tutto ciò che ho appena detto: le generazioni a noi precedenti (specie quelle dei nostri genitori e datori di lavoro) cosa hanno fatto nel corso di decenni di “mattanza democristiana”? Non si sono forse disinteressati dei problemi di ordine globale (dal debito al fisco) per migliorare le loro private e personali condizioni di vita? L’esperienza empirica può degenerare nel menefreghismo nei confronti delle generazioni successive, e nei confronti delle sorti della collettività: questo è ciò che è accaduto in passato nel nostro paese.
Se è necessario e incontrovertibile che le mie condizioni di vita peggiorino, voglio che questo sia dovuto a un miglioramento o a un tentativo di risolvere questioni collettive, per la promessa di un futuro un tantino migliore. E vorrei, soprattutto, che i politici dichiarassero il reale stato delle cose, piuttosto che nascondersi dietro parole e cifre astruse che non hanno legami con la realtà. E se proprio devo fare dei sacrifici, li faccio di buon grado e col sorriso, ma solo se chi evade milioni di euro l’anno, o chi vince bandi pubblici tramite mazzette, viene sbattuto in carcere a vita.

Alessandro Alfieri








