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Dialogo della moda e della morte

Il Dialogo della moda e della morte è contenuto all’interno delle Operette morali di Giacomo Leopardi; queste ultime, capolavoro indiscusso della produzione in prosa del poeta recanatese, contegono[...]

Il Dialogo della moda e della morte è contenuto all’interno delle Operette morali di Giacomo Leopardi; queste ultime, capolavoro indiscusso della produzione in prosa del poeta recanatese, contegono la summa e la quintessenza della filosofia e del pessimismo dell’autore. Molto spesso, Leopardi guarda con sfiducia e irritazione ai tempi moderni, e perciò all’allora appena avvenuta società dei consumi e della produzione industriale.

In quest’ottica, il dialogo in questione è illuminante, seppur concentrato in pochissime pagine. La Moda, una delle risultanti della rivoluzione dei costumi della società di massa, viene detto, è sorella della Morte, in quanto entrambe figlie della caducità, ed entrambe immortali.
La Moda è paradossalmente immortale, come la Morte stessa: “l’una e l’altra tiriamo parimente a disfare e a rimutare di continuo le cose da quaggiù, benchè tu vadi a questo effetto per una strada e io per un’altra“. La Moda suggella un doppio patto con la Morte: innanzitutto, per sua stessa natura, la Moda per affermarsi ha sempre dato luogo alla pratica del morire (le mode si susseguono e muiono continuamente, prendendo una il posto dell’altra); ma soprattutto, la Moda si fa beffe degli uomini, in quanto da loro l’illusione di immortalità, facendo preferire loro la Moda alla vita, e perciò stesso la Morte alla vita. E’ il trionfo delle apparenze e della vanità: “La vita stessa, così per rispetto del corpo come dell’animo, è più morta che viva; tanto che questo secolo si può dire con verità che sia proprio il secolo della morte“.