Pur se vissuto nel lontano XVI secolo, Niccolò Machiavelli, attraverso i suoi capolavori, riesce ancora a parlarci e a illuminarci, soprattutto intorno alle questioni politiche; domande come “chi debba avere il potere”, “come garantire la giustizia” e “qual’è il buono stato” sono state al centro della riflessione del fiorentino in numerose sue opere, da Il Principe ai Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio.
Se ne Il Principe Machiavelli profilava la figura del governante e monarca ideale, caratterizzandolo non per qualità morali comuni quanto per virtù specifiche all’uomo di potere, nei Discorsi i problemi sono ancora più complessi, e molte cose possono tornarci utili anche per il nostro presente. Per esempio, Machiavelli, profondamente pessimista, riteneva che l’uomo fosse naturalmente portato alla volontà di accrescere il proprio potere sul prossimo. L’accentramento totale del potere sarebbe deletereo, perchè a quel punto quel singolo essere umano non avrebbe controlli nè freni. Perciò i poteri interni dello Stato (il monarca, l’esercito, i gruppi sociali, le classi urbane e quelle borghesi…) devono controbilanciarsi continuamente, per poter arginare gli uni le volontà egoistiche degli altri.
Si capisce come l’insegnamento potrebbe risultare utile anche oggi, che si discute tanto di rapporti tra poteri, di centralizzazione di facoltà a un’unica persona (palesemente portato all’accrescimento del potere personale…), di predominanza del legislativo e dell’esecutivo sul giudiziario.
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Alessandro Alfieri








