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Bellezza, promessa di felicità

Quello della “bellezza” è un concetto che ha coinvolto gran parte della riflessione filosofica di ogni tempo, e che è ovviamente connesso con la storia dell’arte. Oltretutto,[...]



Quello della “bellezza” è un concetto che ha coinvolto gran parte della riflessione filosofica di ogni tempo, e che è ovviamente connesso con la storia dell’arte. Oltretutto, l’aggettivo “bello” e i suoi superlativi sono di buon grado usurati ai nostri giorni, e ciò che intendiamo per “bello” ha sicuramente cambiato la propria natura.

Umberto Eco, ne La storia della bellezza, sottolinea come un’idea astorica e astratta di bellezza non sia mai esistita, e che ogni epoca, ogni società e ogni tradizione si è affidata a una differente idea di bellezza. Questa idea si oppone alla posizione di Platone, esposta nel Simposio, dove si sostiene l’esistenza della bellezza come idea iperuranica, e perciò indipendente dal mondo contingente e dai singoli casi. L’anima dell’uomo deve ambire alla bellezza, idea pura, unica e identica. La comprensione è amore per la verità, ed è l’approdare all’astrazione concettuale partendo dal corpo; per questo la bellezza è un’idea limite che regola il nostro operato e che permette all’uomo di tendere al mondo perfetto delle idee.

La posizione platonica della bellezza può essere criticata per l’eccessiovo “astrazionismo”: la bellezza non sembra più avere nulla a che fare con l’oggetto, quando sono gli oggetti stessi a definire culturalmente cosa sia o non sia “bello”. Walter Benjamin, quando parla a proposito dell’arte classica di aura, fa riferimento al concetto di bellezza: “Qualcosa che per quanto vicina sia, mantiene sempre una lontananza“, e questa posizione è vicina al platonismo. La bellezza è ambizione, tensione verso l’irraggiungibile, che si esplica però solo attraverso e per merito di qualcosa di sensibile (un corpo, un’opera d’arte, un paesaggio…). In questo senso Stendhal coniò la splendida definizione della bellezza come “promessa di felicità”.

Theodor W. Adorno
riprese la definizione di Stendhal, ma per aggiungere che la promessa in questione “non è mai mantenuta”; questa posizione rivela come al fondamento dell’idea di bellezza, nella sua natura intrinseca, sia presente il suo esatto opposto, ovvero il male, il dolore, la sofferenza. I greci hanno “inventato” la bellezza (e perciò l’Olimpo, la religione, l’arte) perchè erano consapevoli della tragicità del vivere, e perciò hanno cercato di rendere sopportabile la vita. Non è un caso che questa posizione (propriamente nietzschiana) è confermata anche dal mito che narra della nascita di Venere, dea della bellezza: la dea nacque dalla schiuma del mare, prodottasi dall’evirazione di Urano da parte di Chrono. La bellezza perciò nacque da un atto di violenza e di orrore, che fa riferimento oltretutto all’atto di separazione dall’uno originario, dalla coappartenenza di cielo e terra, di uomo e dio.

La promessa non è mantenuta, per Adorno, proprio perchè la bellezza è consolazione, e nel suo mostrarsi mostra contemporaneamente la sua faccia malinconica, segnata dallo struggimento del dolore. Nella società contemporanea, per Adorno, a maggior ragione non ci è possibile parlare di bellezza, specie nell’arte moderna. Quella della bellezza è una categoria ormai assimilata e assorbita dalle strutture di potere, che l’hanno ridotta a mera “cosmesi”: oggi viene detto “bello” di tutto, e si tenta, per ragioni di mercato, di rendere accessibile la bellezza alle masse (quando la bellezza, fin da platone, è caratterizzata proprio dall’impossibilità di raggiungerla). Insomma, si vuole sopprimere la lontananza che la bellezza invece implica nella sua proprio essenza e natura (senza distanza non ci è possibile parlare nemmeno di bellezza, e la distanza è la faccia triste e malinconica della bellezza stessa, “la promessa non mantenuta”).

“Velare” ancora il dolore attraverso la bellezza è diventato, oggi, un atto oltraggioso nei confronti delle vittime della storia, perchè messo al servizio dell’economia capitalistica (l’arredamento, la televisione, il costume…); l’arte, per lo meno, deve essere cosciente del dolore della storia degli uomini, e non deve fare come se “Auschwitz non fosse mai accaduto“. Rinunciando all’idea di bellezza, l’arte moderna si dedica al compito e al ruolo di testimoniare del dolore degli uomini, lasciando l’idea stessa di bellezza al mercato (che l’adopera per fini di guadagno e di coercizione sociale); per questo, nell’arte moderna ci è quasi impossibile parlare di bellezza (basti pensare a Beckett, Klee, Picasso..) mentre la bellezza degenera immediatamente in kitsch.