L'immagine-movimento e l'immagine-tempo secondo Deleuze

Gilles Deleuze è stato il filosofo che si è maggiormente dedicato al cinema da una prospettiva teorica rigorosa e particolarmente complessa; nei suoi due celebri volumi Immagine-movimento e[...]



Gilles Deleuze è stato il filosofo che si è maggiormente dedicato al cinema da una prospettiva teorica rigorosa e particolarmente complessa; nei suoi due celebri volumi Immagine-movimento e Immagine-tempo, il filosofo francese compie un’autentica catalogazione dei vari registi e film, distinguendo innumerevoli modalità di immagine. Se la filosofia è “creazione di concetti”, essa può trovare nel cinema (e nell’arte tout court) il campo ideale al quale fare riferimento, tanto che alla fine del secondo volume Deleuze sentenzia: non dobbiamo chiederci “che cosa è il cinema” bensì “che cosa è la filosofia”?

L’immagine-movimento è quella modalità che il cinema classico e tradizionale ha adottato per decenni: essa si fonda sul principio di contiguità tra personaggio e ambiente e sulla funzione dell’istanza narrativa; a quest’ultima tutti i caratteri e le funzioni di costruzione del film sono subordinate. Il montaggio deve essere “nascosto”, ovvero deve essere in funzione della “storia”, e le azioni compiute dai personaggi devono svolgersi in maniera coerente in concordanza col “tutto” generale che garantisce un senso e una comprensibilità totale. Il cinema classico americano, come la commedia e il musical, ma anche il western, sono i casi esemplari di tale immagine.

L’immagine-tempo, invece, emancipa l’immagine stessa da qualsiasi subordinazione di tipo narrativo; mentre prima tutto era in funzione dell’azione, adesso l’immagine sprigiona il tempo, aprendo agli “ambienti vuoti”, agli “spazi qualsiasi”, alle lunghe attese. Il protagonista diviene il tempo, cede la compostezza del “tutto”, e i personaggi si disperdono nell’ambiente, si pongono in opposizione ad esso, e dimostrano una loro perpetua estraneità. I padri del cinema moderno, in questo senso, sono a detta di Deleuze Orson Welles, Alain Resnais e Jean-Luc Godard. Specialmente in quest’ultimo, gli elementi di costruzione del film assumono una dignità propria; ad esempio il montaggio viene messo in mostra direttamente, dichiara palesamente la sua presenza allo spettatore.
Il caso più eclatante di immagine-tempo è l’immagine-cristallo, nella quale finzione e realtà, virtuale e attuale si confondono nella stessa immagine senza permettere di distinguerli nettamente.

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