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Non pensare, ma osserva!

Ne Le ricerche filosofiche, Wittgenstein superò decisamente la sua stagione più positivista e analitica, legata al Tractatus Logico-Philosophicus. Molti hanno parlato di un “secondo[...]



Ne Le ricerche filosofiche, Wittgenstein superò decisamente la sua stagione più positivista e analitica, legata al Tractatus Logico-Philosophicus. Molti hanno parlato di un “secondo Wittgenstein”, proprio perchè la frattura nei confronti del suo pensiero precedente è evidente. Resta però una sensibilità comune e costante in tutta la riflessione di Wittgenstein: il rifiuto di qualsiasi metafisica e trascendenza.
Ciò che il filosofo deve riuscire a fare è guardare ciò che ha sotto gli occhi (”ciò che sta sotto gli occhi di tutti da sempre ma che non tutti vedono“), senza l’ambizione di spiegarlo logicamente o di dargli un senso assoluto; chiunque di noi deve imparare ad osservare la superficie:

La filosofia si limita, appunto, a metterci tutto davanti, e non spiega e non deduce nulla - poichè tutto è lì in mostra, non c’è neanche nulla da spiegare. Ciò che è nascosto non ci interessa

Qui viene coinvolto anche il problema del linguaggio ovviamente: solitamente i concetti filosofici hanno la presunzione di cogliere l’essenza delle cose, di spiegarle in maniera compiuta. Wittgenstein vuuole ricondurre queste “parole” alla loro dimensione domestica, originaria ed autentica. La parola, per Wittgenstein, non ha un senso in sè, ma assume un significato in relazione all’uso che ne facciamo, mutando di volta in volta nei vari “giochi linguistici”. Per comprendere dobbiamo “gicoare lo stesso gioco” e non tentate di spiegare; e per giovare lo stesso gioco dobbiamo osservare i fenomeni e parteciparvi.


“Quando i filosofi usano una parola - parola, essere, oggetto, io, proposizione, nome - e tentatno di cogliere l’essenza della cosa, ci si deve sempre chiedere: Questa parola viene mai effettivamente usata così nel linguaggio, nel quale ha la sua patria? - Noi riportiamo le parole, dal loro impiego metafisico, indietro al loro impiego quotidiano.”

Lo stesso discorso vale per l’immagine: la celebre rappresentazione dell’anatra-lepre è esemplare e viene tirata in ballo dallo stesso Wittgenstein. Questa setssa immagine non è anatra, tanto meno lepre, ma entrambe le cose, eppure noi possiamo vederla solo una volta come una cosa, una volta come l’altra, mai contemporanemante come entrambe. Dipende dall’ “uso” che vogliamo farne.

Link all’articolo di Leonardo Distaso Non pensare, guarda! Wittgenstein sull’immagine