
Credo che l’incredibile crescita di numero di giocate al superenalotto non sia tanto dovuto all’aumentare del jackpot, che ha raggiunto ormai cifre incredibili, quanto dal fatto che il 6 tardi sempre più ad arrivare, e questo convince i giocatori che sia maggiormente probabile che finalmente esca.
D’altronde, possiamo ammettere che la mente umana non è in grado di recepire concretamente la differenza tra 50 milioni di euro, 60 o 120! Tutte queste cifre rientrano nell’ “incredibilmente tanto!” che non sottosta ad alcuna misurazione; questo è per lo meno vero per l’uomo medio, le cose cambiano per l’imprenditore abitutato a manovrare e a gestire certe cifre.
Questo “incredibilmente tanto” mi ricorda una riflessione che Günther Anders faceva a proposito di un ambito lontano da quello in questione: Günther Anders faceva riferimento alla sproporzione tra la nostra moderna capacità di ingegnare, inventare e realizzare armi sempre più micidiali (come la bomba nucleare, capace di annientare la razza umana), e le nostre facoltà interiori emotive, che non sono all’altezza di poter “piangere” tante vittime quante la nostra tecnica può provocare. Potremmo dire che la nostra sensibilità piange “allo stesso modo” da un certo numero indeterminato di vittime in su: se le vittime sono 100.000 la nostra reazione non muta nel caso fossero state 10.000, dato che non abbiamo i mezzi per soffrire per così tante persone morte, ma arriviamo solo “ad un certo punto”.
Certo, in una dimensione ben meno grave e seria, una corrispondenza simile avviene col valore del denaro: 50 milioni di euro, o 60 milioni, o 70 milioni, non restano pur sempre tanti? La nostra immaginazione è in grado di valutare diversamente i vari livelli di vincita?
Sembrerebbe di si, dato che le giocate aumentano di settimana in settimana; ma, come ho già sostenuto, non credo ciò, e penso piuttosto che l’aumentare dei giocatori sia dovuto alla convinzione che, dato il ritardo, la probabilità di vincere possa crescere.

Alessandro Alfieri








