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Il mondo occidentale alle prese col Ramadan

La televisione e i giornali hanno lasciato parecchio spazio all’avvento del Ramadan, il nono mese del calendario musulmano ritenuto sacro perché in tale periodo dell’anno il profeta Maometto[...]



La televisione e i giornali hanno lasciato parecchio spazio all’avvento del Ramadan, il nono mese del calendario musulmano ritenuto sacro perché in tale periodo dell’anno il profeta Maometto ricevette la prima rivelazione coranica dalla quale sarebbe stata fondata la fede islamica. E’ ovvio che , come spesso accade nel mondo arabo, il Ramadan assuma differenti declinazioni in relazione alle molteplici correnti religiose, ma un elemento che accomuna tutto il mondo islamico è senza dubbio la stretta osservanza delle regole imposte a questo mese. Le differenze riguardano delle specificità quali l’uso dei profumi, o la pena da infliggere a chi contravviene alle norme (secondo l’Islam, l’atto di violazione è un’empietà punibile in alcuni casi anche con la morte).

Sappiamo bene che il Ramadan implica un digiuno rigoroso nelle ore del giorno, nonchè l’astinenza dal sesso e dal fumo. Sarebbe infantile da parte nostra screditare queste usanze; d’altronde, noi occidentali siamo stati molto più ipocriti: abbiamo continuato a definirci cristiani, ma lì dove i Vangeli o l’Antico Testamento imponevano strette osservaneze di culti e riti “fastidiosi” che implicavano un sacrificio maggiore, abbiamo “reintrpretato” la sacra scrittura come preferivamo!!!
Nella quaresima, infatti, bisognerebbe digiunare tutti i venerdi, mentre in alcuni posti questa limitazione ha assunto una forma ben più accessibile e meno difficoltosa da seguire: semplicemente basta non mangare carne. L’astinenza dalla carne dovrebbe oltresì estendersi a tutti i venerdi dell’anno, ma una nota pastorale della CEI del 1994 ha concesso ai fedeli di sostituire tale astinenza con degli atti di fede (comodo no?). Insomma, anche noi cristiani avremmo i nostri dogmi e norme rigidi sulla materia, il punto è che preferiamo non osservarli.

La notizia del Ramadan è sorta soprattutto in relazione alle esigenze delle squadre di calcio coi giocatori musulmani; l’osservanza dei riti islamici pone un problema non di poco conto (e non mi riferisco esclusivamente alle squadre di calcio). Il problema è che da un lato, se lo Stato si dichiara realisticamente laico, dovrebbe escludere la possibilità che una qualunque fedele di qualsiasi dottrina possa rivendicare dei diritti che esulino dal proprio contratto di lavoro; dall’altro lato, come accade da noi, lo Stato si dichiara formalmente laico, ma in realtà ritiene la religione cattolica una religione “privilegiata”, e da qui il paradosso che l’8 di dicembre i negozi siano chiusi (”io, in quanto non-cristiano, voglio lavorare!”), sorvolando ovviamente su quelle festività nazionali condivise da ogni paese (occidentale e non).

Insomma, il problema è controverso; la soluzione sarebbe permettere alla costituzione e alla legge di garantire la libertà di culto in ognuna delle sue forme, regolamentandola in origine e sapendo già quali siano diritti e doveri in tutte le determinate circostanze plausibili (senza lasciare nulla in astratto e in maniera evanescente). Col contratto alla mano, allora, il musulmano potrà decidere se accettare il lavoro oppure no; da una parte sarebbe ora che i datori di lavoro si assumessero le responsabilità delle loro scelte, nell’assumere un algerino perchè lo si paga la metà di un italiano (”lo paghi la metà, però durante il Ramadan devi garantirgli il culto della propria fede”), da un’altra parte però sarebbe pure ora che molti arabi, incontrando il mondo occidentale, siano disposti a sacrificare una porzione della propria identità e spiritualità come normale che sia, auspicando una secolarizzazione che noi abbiamo già attraversato differenti centinaia di anni fa!