Andy Warhol: postmodernismo e critica dialettica della pop art

La pop art si è instaurata come tendenza artistica preponderante in particolar modo negli anni ‘60, e in particolar modo per merito del proprio padre ispiratore Andy Warhol. Warhol segnò in[...]



La pop art si è instaurata come tendenza artistica preponderante in particolar modo negli anni ‘60, e in particolar modo per merito del proprio padre ispiratore Andy Warhol. Warhol segnò in maniera indelebile l’intero spettro delle modalità espressive: fu regista cinematografico, produttore musicale, “scultore” (se vogliamo definire sculture le Brillo Box…). Soprattutto nell’ambito delle arti figurative, Warhol ha inciso a fuoco il suo nome nella storia.

La pratica della pop art era quella di lasciarsi inspirare dalle icone e dalle immagini caratteristiche della cultura di massa, introducendole però in una dimensione di legittimazione artistica. A differenza di Jasper Johns, Warhol non ha mai avuto la volontà di criticare o di opporsi all’industria culturale generata dal capitalismo, anzi, ha tentato di sfruttarne le dinamiche spirituali per accrescere la propria fama e successo. Si potrebbe recuperare una sorta di coscienza sociale e politica nell’opera di Warhol solo ad un “secondo grado”, ovvero concentrandosi su quello che Perniola definisce “cinismo” di Warhol: se comprendessimo l’intera esperienza esistenziale di Warhol, fatta di stravaganze, mitizzazioni, manie di onnipotenza, trasgressione, e se la osservassimo perciò “da fuori” assieme anche alla sua opera, allora diventerebbe concreta una posizione “ironica”, “parodistica” relativa al potere mediatico e pubblicitario nel mondo contemporaneo. Questa critica non viene praticata o assunta da Warhol, ma mostrata “in negativo”, emergendo come controparte dialettica rispetto all’effettiva attività dell’artista, che invece si “immerse” con coscienza e incredibile genialità all’interno del sistema commerciale e culturale promosso dal tardo capitalismo trionfante.

A proposito delle serigrafie di Warhol, che come sappiamo ritraggono personalità celebri quali Marylin, Elvis, Mao Tse Tung ecc., è evidente che Warhol dimostri la sua tendenza post-modernista; il post-modernismo si caratterizza per una mancanza di storicità, e per il trionfo dell’immagine nella fruizione declinata esclusivamente al presente. I volti rappresentati in serie non raccontano la storia dei personaggi, ma solo lo “spazio” della loro iconizzazione, solo l’nvolucro esterno del loro trionfo nel circuito mediatico e la loro instaurazione nell’immaginario collettivo. Se tali immagini fanno talmente parte della nostra quotidianità e del nostro immaginario da non essere neanche più “comprese” e osservate realmente, Warhol le espone “alla seconda”, le fa diventare così arte, introducendole in un altro circuito (per lui senza dubbio incredibilmente redditizio) che non è quello pubblicitario ma quello artistico, dove l’immagine ha tutt’altra funzione. Afferma Alberto Boatto: Warhol rifà le imamgini che stanno sotto gli occhi di tutti per sottrarle all’invisibilità e renderle, per una volta lamento, tanto “vedibili” fa farcele scorgere e conscoere realmente. Perchè è proprio l’oggetto che ci sta di continuo presente davanti allo sgaurdo che ci sfugge. che non arriviamo a vedere.

Warhol è il padre assoluto della serializzazione totale, e anche in questo è il suo postmodernismo; in lui la riproducibilità tecnica (teorizzata da Benjamin ai primi del secolo) diventa il soggetto stesso e la sostanza della sua arte. Le sue serigrafie non hanno originale, ma sono volte da subito alla diffusione e alla distribuzione. In questa pratica di “copie” assolute in assenza di una matrice originaria, Roland Barthes rileva come possa darsi comunque un potenziale critico essenziale: La pop art vuole distruggere l’arte (o se non altro farne a meno), ma l’arte le è subito addosso: è il cotnro-soggetto della nostra fuga. Non solo la pop art è un’arte, ma per di più il suo riferimento alla fine è la Natura; certo, non più la Natura vegetale, apesaggistica, o umana, psicologica: oggi la Natura è il sociale assoluto, o meglio ancora: il Gregario. La pop si appropria di questa nuova Natura e la critica. Come? Imponendo al suo sguardo (e duqneu al nostro) una distanza.”

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