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Fenomenologia di Antonella Elia: ci fa o ci è? (Parte prima)

Antonella Elia è un volto molto celebre della televisione italiana, fin dagli inizi degli anni ‘90; oggi possiamo ammirarla nella trasmissione X Factor - Il processo, e assistendo a questa[...]



Antonella Elia è un volto molto celebre della televisione italiana, fin dagli inizi degli anni ‘90; oggi possiamo ammirarla nella trasmissione X Factor - Il processo, e assistendo a questa trasmissione si ripropone una storica domanda che ha attraversato da sempre la sua carriera (nonché quella di innumerevoli sue altre colleghe) ovvero: ci è o ci fa?
Non è una questione risolvibile, e di certo l’umanità ha di meglio a cui pensare; ma è vero che partendo da questa problematica possono emergere delle intuizioni utili a comprendere il mondo della TV. Antonella Elia, tutti i sabati su Rai2, dimostra un’ingenuità disarmante, una vuotezza di pensiero e una bassezza di livello paurose, ostentando spesso e volentieri queste sue deficienze. Ma è proprio qui il punto, ovvero riguardo all’ostentazione. Fin dai primordi a Non è la Rai, Antonella Elia ha sempre avuto il ruolo dell’ochetta, la bionda tonta che attesta spudoratamente attraverso il suo comportamento di “trovarsi lì” esclusivamente per merito della sua gradevolezza esteriore.
Se questa ostentazione viene percepita come un atto riflesivo e cosciente da parte sua, allora la Elia è una profonda conoscitrice dei meccanismi dello spettacolo: creato il personaggio, e dinanzi alla richiesta del “mercato” per una tale figura, Elia vivrebbe quela suo ruolo come un qualsiasi altro mestiere. Secondo questa linea interpretativa bisognerebbe riconoscere alla Elia una capacità fuori dal comune nel recitare la parte della scema e della “zappa”; insomma, a differenza di Flavia Vento, la Elia è talmente scema da implicare nella coscienza di ognuno di noi che stia facendo apposta. In questo modo mette a nudo la falsità di cui si alimenta la TV, quando però essa intende spacciarsi per vera. La Vento, invece, ancora più graziosa della collega, è scema ma tenta disperatamente e goffamente di sembrare altro da ciò, e non fa che incrementare e amplificare la sua goffagine e la sua totale stupidità. I suoi tentativi disperati di liberarsi dal cliché televisivo (che d’altronde è condizione del suo mestiere) si ripercuotono su di lei perchè sono inefficaci: la TV è troppo più forte per permetterle una qualche redenzione (e probabilmente lei è fin troppo debole), cosa che la Elia sa benissimo sguazzandoci dentro con disinvoltura.

E’ probabile, d’altronde, che tutto questo non appartenga alla coscienza (presumibilmente limitata) della Antonella; se nel caso esposto sopra avremmo potuto parlare di una phronesis, che nell’Etica Nicomachea di Aristotele viene considerata come una delle forme più importanti e efficaci di “intelligenza” (la “saggezza pratica”, ovvero quella dimensione morale legata alla “prudenza” che non si basa su criteri e parametri assoluti e validi una volta per tutte, bensì sulla capacità di comprendere le situazioni e di adattarsi ad esse secondo le esigenze pragmatiche), però scorrendo la sua carriera ci torna in mente la fase di collaborazione con Raimondo Vianello (in Pressing), ma soprattutto la catastrofe del periodo con Mike Bongiorno (in Ruota della fortuna) che ha messo in evidenza tutta una serie di implicazioni a proposito deglia argomenti che stiamo affrontando.

Parte seconda