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La ragione alle prese con l'orrore della pedofilia (parte seconda)

Dato che il compito della nostra Guida è quello di “complicare” le cose, piuttosto che risolverle, vediamo più da vicino alcune questioni portanti. Primo: chi è il pedofilo? Ci sono due[...]



Dato che il compito della nostra Guida è quello di “complicare” le cose, piuttosto che risolverle, vediamo più da vicino alcune questioni portanti. Primo: chi è il pedofilo? Ci sono due diversi versanti di interpretazione psicologica, ovvero il pedofilo latente e quello effettivo.
Io sono per ritenere autenticamente pedofilo solo il secondo tipo, e vi spiego il perchè. Il pedofilo latente è colui che si limita al godimento dell’immaginazione privata, che consulta riviste per trovarvi immagini di bambini e si masturba chiuso nel bagno. Può fare schifo, ma da una prospettiva legale non può essere accusato di nulla. Molto semplicemente perchè non è in suo potere decidere il contrario: le pulsioni sessuali, le tendenze emotive, le ossessioni private “ci capitano”, non siamo “noi” ad avere “loro”, ma il contrario. L’ “erezione” mi possiede, non è cosa mia. Ci “ritroviamo” ad essere attratti per qualcosa, non l’abbiamo deciso; sicuramente possono contribuire fattori sociali e esperienze trascorse, ma il punto è che a nessuno è dato il potere di decidere “cosa desiderare”, ci si ritrova e basta! Il pedofilo latente ha tutta la mia ammirazione solo nel momento in cui è disposto a “farsi schifo” da solo, perchè cosciente di come la sua pulsione incontrollabile sia antitetica alla regolamentazione sociale e legale. Questo “farsi schifo” non deve tradursi, a mio avviso, in una lotta estenuante contro se stessi, con la patetica e ingenua convinzione di “riuscire a farcela”, poichè facendo così non si fa che incentivare la repressione della libido, e perciò si alimentano le condizioni che porteranno alla degenerazione che dall’immaginazione conduce all’atto.

La libido non si frena, non si corregge da sè, non ci da tregua (tutti possiamo esperirlo dinanzi lla persona che ci “turba” e ci “eccita”, pur essendo felicemente sposati e persone profondamente morali). Io, qualora cosciente delle malsane voglie che potrebbero degenerare in azione, dovrei recarmi in un centro specializzato, frequentare psichiatri, fare terapie, o addirittura optare per la castrazione chimica. Il lavoro è arduo per tentare di spostare la mia libido da un oggetto che mi costringe ad essere un “mostro”, a qualsiasi altro fattore, persona, modello, attività. E’ come il percorso tormentato e angusto che devono attraversare tossicomani o alcolizzati.
Ma sulla mente e sul desiderio nessuno può legiferare, neppure Dio. Certo, consultare materiale pedo-pornografico significa alimentare un mercato osceno e terribile, e perciò si è già passati in una fase “attiva”, come si passa all’attività già cercando di adescare giovani vittime tramite sms e proposte indecenti. Ma se ci si limita alla propria immaginazione, è la mia ragione a giudicarmi, e posso solo aiutarmi in tutti i modi a non passare all’atto. A questo proposito trovo intrigante riflettere sul paradosso dei Dieci Comandamenti professati nell’Antico Testamento: d’accordo per “non rubare” e “non uccidere” - qui la legge si riferisce a delle azioni, e solo a quelle essa può rivolgersi d’altronde. Ma che senso può avere la proposizione “non desiderare roba altrui” o “non desiderare la donna d’altri”? o anche “ricordati di santificare le feste”? Sta forse a me deciderlo? Posso decidere cosa desiderare e cosa ricordare? D’altronde, non mi viene imposto di “non desiderare di uccidere”, mentre mi è imposto di “non desiderare roba d’altri”! In questi comandamenti, emerge dopotutto il fondamento veterotestamentario della fede ebraica, ovvero il peccato originale, la consapevolezza del male e della colpa irriducibile di ogni uomo. In quanto uomini siamo peccatori, da subito, perchè “desideriamo”, “ricordiamo”, siamo sempre “secondi” rispetto a qualcosa d’altro che ci precede, il peccato, appunto!

Le cose ovviamente cambiano se si passa all’atto: il pedofilo che sfiora solo un bambino per la strada, deve essere severamente punito, con condanne pesanti al di là delle attenuanti psicologiche. Se una mia tendenza libidica e voglia sessuale non viene frenata da me, significa che o non la ritengo sbagliata, o non riesco a contenerla. In entrambi i casi è necessaria la segregazione e la galera, perchè sono colpevole (cosa che non “ero”, almeno nella dimensione laica, nell’ambito della pura immaginazione e del pensiero). Passare all’atto decreta il mio stanziarmi nel mondo sociale degli altri, e gli altri, a quel punto, hanno tutto il sacrosanto diritto di giudicarmi e di punirmi. Passare all’atto significa fregarsene della debolezza delle mie vittime e della loro innocenza. Le solite posizioni sulla pedofilia come malattia lasciano il tempo che trovano: chi passa dal pensiero all’atto è comunque colpevole, perchè in balia esclusiva di quella parte di sé che si affida all’istinto e alla volontà di soddisfare delle voglie bestiali; ma dato che gli uomini sono fatti anche e soprattutto di “razionalità” (soprattutto qui in occidente), il pedofilo deve dimostrare di aver fatto ogni sforzo per non soccombere al suo Io animale, perchè altrimenti aver preferito quell’Io a quello della ragione comporta un’esclusione dalla società civile, che verrebbe confermata dall’istituzione attraverso le legittime reclusione e isolamento.