Questo sito contribuisce alla audience di

La smaterializzazione della musica e l'affronto al mercato

Nella storia della filosofia, le riflesioni estetiche riferite alla musica solitamente vedevano in essa l’arte per definizione “spirituale”, in quanto la dimensione nella quale la musica[...]


Nella storia della filosofia, le riflesioni estetiche riferite alla musica solitamente vedevano in essa l’arte per definizione “spirituale”, in quanto la dimensione nella quale la musica esiste è quella temporale, e non quella spaziale. La musica, affidandosi all’udito, sottraendosi alla visibilità, sembra più affine alla nostra anima e alla nostra emotività.
Potremmo pensare solo ai casi più noti di questa tradizione teorica, nomi centrali della storia del pensiero moderno; da un lato Nietzsche che affidava alla musica il ruolo rappresentativo dello spirito dionisiaco (contrapposto all’apollineo dell’arte figurativa), e dall’altro soprattutto Schopenauer, che interpreta la musica come manifestazione della volontà della natura, del tutto indipendente dal mondo dell’apparenza fenomenica.

Ora, le scienze empiriche dell’ultimo secolo possono però convincerci della sottile “materialità” del suono: le onde agiscono nell’interno dell’organo sul tamburo, perciò la percezione del suono stessa deriva da un processo fisiologico assimilabile a quello del senso della vista. E’ pur vero che questo discorso appare fin troppo sofistico; più affascinante è senz’altro riflettere sul concetto di “forma”.
Anche qui, se la tradizione priva la musica di una forma, molti teorici (primo tra tutti Adorno) rivendicano la centralità della forma in musica, collegandolo al concetto di “tecnica”; le modalità compositive, le soluzioni armoniche, la scelta degli accordi e delle note sono sempre approcci a del “materiale”, tanto concreto e effettivo di quello della pittura o della scultura.

Il discorso riferito al supporto è ulteriormente differente: la musica (soprattutto quella moderna) segue il cinema all’interno della sfera della “riproducibilità tecnica” profetizzata con incredibile arguzia da Walter Benjamin nel 1936 nel saggio sul L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Se prima dell’industria della musica, l’aura di quest’arte stava nell’esperienza immediata dello spettatore e uditore del concerto, ora invece al posto dell’esperienza irripetibile si è ottenuta una democraticizzazione assoluta. La musica si è diffusa a livello planetario, facendosi conoscere da chiunque, a qualsiasi ceto sociale appartenga; come Benjamin diceva a proposito del cinema, dal valore legato al culto si è passati al coinvolgimento delle masse, alla diffusione del sapere, alla fruizione indiscriminata. Così è stato per la musica.

E allora, perchè lanciare l’anatema sul processo di smaterializzazione che la musica sta attraversando negli ultimi tempi? Perché tentare di far regolarizzare dal mercato l’avvento della compiuta democraticizzazione dell’arte? Nelle fasi precedenti, tanto con la musicassetta quanto col Compact Disc, a ben vedere si trattava di tappe intermedie ai traguardi odierni; il supporto rappresentava un ostacolo da superare, e nel corso degli anni il progresso ha puntato sempre alla smaterializzazione radicale, che significa abbattimento delle barriere imposte dal supporto - sinonimo di commercio, perchè rappresenta qualcosa che la musica può effettivamente “vendere”. E’ rimasta la “piattaforma” del lettore mp3, che è solo un lettore, appunto, di capacità sempre crescente; questa “capacità” sembra restituirci una dimensione di materialità, ma non è così perchè, con l’mp3, per la prima volta è praticamente assente l’oggetto assimilabile e identificabile col prodotto musicale (il disco dell’artista dov’è? posso indicarlo a dito?)
La scomparsa del supporto fisico ottenuto con l’mp3 concede la piena realizzazione dello scenario prospettato da Benjamin, ma con in più un fattore essenziale che rende questo nuovo orizzonte particolarmente fastidioso all’ordine costituito, ovvero la capacità, attraverso la rete, della musica di emanciparsi dal mercato e dalla legge della monetizzazione.