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Marrazzo, la perversione e l'accusa della collettività

Anche se oggi la questione relativa alle frequentazioni quantomeno anomale e stravaganti dell’ (ex) presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo si è spostata nell’ambito politico, ovvero su[...]



Anche se oggi la questione relativa alle frequentazioni quantomeno anomale e stravaganti dell’ (ex) presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo si è spostata nell’ambito politico, ovvero su quell’autosospensione ritenuta uno stratagemma per prendere tempo per le prossime elezioni, mi sembra ipocrita non soffermarsi sul fatto in sè. Per fatto in sè non intendo il tentato ricatto delle forze dell’ordine (evento detestabile e gravissimo, che poi è il reato dal quale si è scoperchiato il vaso di Pandora), ma il fatto che Marrazzo “andasse a trans” già da molto tempo, e lascio in sospeso la possibilità di ritenere che facesse consumo di cocaina.

Insomma, il buonismo all’italiana tenta faticosamente di “passare oltre” al fatto in sé, rivendicando il diritto alla privacy, per evitare che avvoltoi della stampa e del gossip si abbattino sul povero Marrazzo distruggendo la sua vita e la sua famiglia. Ma la questione è troppo grottesca e stravagante, parliamoci chiaro, per non stimolare almeno un pensiero al riguardo. Non credo che siano in buonafede coloro che sostengono che “il personaggio politico nella vita privata può fare ciò che vuole”; credo seriamente invece che quando si raggiungnono questi eccessi nelle modalità di comportamento, il nostro pensiero è più forte di noi, ed è ovvio che scatti, se non un giudizio morale, per lo meno un mutamento di prospettiva nei confronti di quel determinato personaggio. L’uomo non è fatto a pezzi, non è diviso in metà scindibili; i comportamenti riflettono una sensibilità e uno spirito che, ovviamente in maniera indiretta e obliqua, si riflettono anche nella posizione sociale che viene assunta in una collettività. A questo proposito, il fatto che Marrazzo frequentasse dei trans lo ritengo un tema che mi riguarda.

Ognuno di noi è un perverso: se si potesse guardare attraverso la nostra mente, ci stupiremmo a vicenda di ciò che celiamo al mondo. I religiosi convinti, in particolare i cattolici, reputano questa una colpa (la tentazione); per i laici come me, invece, la sfera del pensiero è legittimata a tutto. La colpa appartiene solo all’atto, ovvero all’azione che ci immette nel circuito della vita sociale. Non c’è colpa nel pensiero, e dare sfogo alla propria libido in maniera privata non può rappresentare oggetto di accusa morale. Non mi stupisce che Marazzo si dichiari un cattolico: se per il dogma io ho già compiuto un peccato a “pensare” il male, perchè allora non passare all’atto togliendomi una soddisfazione?
La libido e il desiderio sono vettori imprescindibili della nostra esistenza nel mondo; Herbert Marcuse promuoveva una rivoluzione e una emancipazione del costume sessuale perchè questo avrebbe concesso alla collettività di scaricare una repressione psicologica, che altrimenti sarebbe degenerata in violenza e in odio reciproco. Ma se è vero questo, è altrettanto vero che l’uomo non è solo un animale selvaggio manovrato unicamente dagli istinti; l’uomo è anche ragione, razionalità, ovvero consapevolezza delle conseguenze che possono derivare da talune azioni.

Passare all’atto, nel caso di Marrazzo frequentare dei transessuali, mi immette nell’ambito del giudizio collettivo, in particolar modo se copri una carica politica di tale levatura. Non so se Marrazzo, prima di iniziare a frequentare trans, abbia “lottato” strenuamente contro le porprie pulsioni perverse, magari frequentando psichiatri; il mio dubbio è che, oggi, un uomo di potere non tenti nemmeno di arginare tali perversioni, proprio perchè si sente le spalle coperte dall’istituzione e dal ruolo. Una sorta di mania di potenza, che porta alla volontà di esaudire qualsiasi voglia malsana e desiderio solitamente represso. Sempre in una dimensione psicologica, potremmo comprendere la sodomia come la realizzazione masochistica della volontà di assumere il ruolo inverso a quello che si ha nella vita, perciò diventare vittima piuttosto che “governare”.

Questo atteggiamento rivela una debolezza psichica terribile, da un lato perchè manifesta l’incapacità di frenare la dimensione libidica e irrazionale del comportamento, dall’altro perchè tale inferiorità psichica si palesa anche nella convinzione che il desiderio debba trovare appagamento nell’atto. L’uomo è una macchina desiderante, e il desiderio resta costante mutando solo l’oggetto nel quale esso si incarna; se ho una voglia preversa di commettere un atto specifico, se sono una persona razionalmente matura so che il desiderio non si esaurisce nell’atto, ma si accresce, si amplifica, non appagando compiutamente il mio Io (l’uomo è d’altronde l’animale manchevole e inappagabile, diceva già Max Scheler). Credere il contrario è da ingenui, soprattutto se non si è in grado di pensare (o addirittura si è capaci di fregarsene) al proprio ruolo politico, alla propria responsabilità; non siamo (solo) bestie, è questo il punto, e non essere in grado di pensare al rischio di ciò che si sta facendo è da immaturi, da stolti.

Marrazzo non ha commesso un reato, ma certo ha assunto un comportamento anomalo che lo costringe al giudizio di ciascuno; è inutile dire che ognuno di noi nella sfera privata è libero di fare ciò che vuole, ma è altrettanto inutile deleggittimare il giudizio di ciascuno sul prossimo. Soprattutto perchè la perversione sessuale e libidica è profondamente legata alle dinamiche sociali e culturali: la perversione ha a che fare con l’impedimento imposto dal Super-Io, perciò c’entra eccome con la società e con gli altri. Il desiderio stravagante e la sessualità anomala derivano da una repressione sociale, e perciò essere messi alla gogna quando si è scoperti riflette la stessa essenza che dava all’atto un significato e un valore particolari! Appartiene alle stesse logica e gioco! Lo sforzo da compiere è quello di tenere la “morale” fuori da queste dinamiche, e cercare di provare un senso di empatia provandosi a mettere al posto di Marrazzo, concedendogli che, come sappiamo bene tutti, questi discorsi possono essere fatti “a freddo”, e non quando ci troviamo nel turbine del desiderio; ma al contempo mi sembra doveroso sottolineare la tendenza di molti uomini politici incapaci di “frenare” le proprie tendenze e voglie, quasi fossero legittimati sempre e comunque allo sfogo nell’atto compiuto, come se non ci fosse filtro tra la perversione mentale e la concretizzazione nel comportamento.

Commenti dei lettori

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  • gio

    27 Jan 2010 - 23:54 - #1
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    trovo che il suo articolo sia una somma di contraddizioni.prima afferma che soddisfare con uu atto un desiderio derivante da un pensiero un’ immaginazione e’ frutto di immaturita’ e ingenuita’e al contempo attribuire allo stesso una sorta di delirio di onnipotenza se effettuato da una persona di potere.la verita’ e’ che P. MARRAZZO E UNA PERSONA CHE E’ UN PASSO AVANTI RISPETTO ALLA MAGGIORANZA E VIVE ESPRIMENDO LA SUA LIBERTA’.IMPARI A NON GIUDICARE E DIVIDA LA VITA PRIVATA DA QUELLA POLITICA. UN CORDIALE SALUTO DA GIOVANNA