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Filosofia dell'influenza A: Topo Gigio e l'astuzia del mercato

La pandemia dell’influenza A, nella specificità del genere H1N1 col quale si è diffuso e si sta diffondendo qui in Italia, mette in evidenza dinamiche sociali e psicologiche di un’intera[...]



La pandemia dell’influenza A, nella specificità del genere H1N1 col quale si è diffuso e si sta diffondendo qui in Italia, mette in evidenza dinamiche sociali e psicologiche di un’intera collettività. Si dice che il picco di diffusione si toccherà proprio nel periodo di Natale, ci sono diverse notizie e aggiornamenti angoscianti, ma in pochi si sono decisi a fare il vaccino (comprese le categorie più a rischio: personale medico, insegnanti, malati). Cerchiamo di capire questo strano e apparantemente contraddittorio fenomeno.

Innanzitutto, il fenomeno dell’influenza A attesta ancora una volta lo strapotere della comunicazione mediatica, che ormai da diverso tempo ha usurpato la realtà empirica rivendicando una maggiore pregnanza ed efficacia. Insomma, è l’immagine e la notizia a fare la realtà, e non più il contrario; questa tesi, ormai parecchio usurata (e comunque senz’altro ancora vera) trova però una strana schizofrenia a proposito del tema in questione. I telegiornali, i giornali, i talk show danno la notizia dei vari casi, mantenendo l’argomento sulla cresta dell’onda, incentivando in questa maniera il panico; però, se ai media interessasse diffondere il panico per esercitare un controllo radicale sulle masse (come accade spesso sotto i regimi dittatoriali, America di Bush compresa a proposito del pericolo-terrorismo), essi non dovrebbero contemporaneamente ripetere ad oltranza la non-pericolosità del virus. Invece contemporaneamente alla notizia di cronaca, si accompagna l’adagio del “non c’è da preoccuparsi”; questo perchè, ad essere efficace, non è più tanto il mero “contenuto” della notizia (non si è più così radicalmente ingenui, soprattutto nelle tecnocrazie occidentali) quanto “il fatto che si dia”. Così le strutture di potere si garantiscono una totale immunità da qualsiasi accusa morale (quando la pandemia finirà senza catastrofici risvolti, saranno tutti pronti a dire “ve l’avevamo detto”), però subliminalmente incentivano la diffusione del panico.
In tutto questo discorso è allegorica la figura di Topo Gigio: in quanto emblema dell’infanzia, della tenerezza, della bontà, Topo Gigio non può che “avere ragione” (e si presta ottimamente come interlocutore ideale dell’italiano medio, meglio di un primario o di uno scienziato!), ma d’altronde Topo Gigio è finto, è palesemente manovrato da qualcun’altro che gli fa dire ciò che vuole lui! E’ una marionetta, perciò contiene in sé dialetticamente la rivelazione delle falsità che vengono pronunciate. Falsità, attenzione, non relative al contenuto espresso, ma riferite all’intero meccanismo che gira attorno a tale infleunza.

Perciò, l’influenza A esiste, questo è indiscutibile, ma è interesse del sistema diffonderne la conoscenza, amplificarne il valore e l’importanza; la domanda ovviamente è: “Perché?” Abbiamo già detto che non si tratta banalmente di questioni di coercizione psicologica; il potere postmoderno si è evoluto rispetto a tale fase! Nel tardo capitalismo, infatti, il guadagno, la merce, non è più mezzo per il potere come accaduto nella storia fino a una ventina di anni fa, bensì è fine in se stesso, e il potere (politico, sociale, culturale) è tutto rivolto vettorialmente al “mercato”. Ora, è ovvio che tutte la giostra di articoli di giornale, trasmissioni, pubblicità progresso, mirano alla vendita e alla diffusione del vaccino, un vaccino prodotto da multinazionali con magazzini stracolmi di scatoloni pronti da spedire.

Ma siamo ancora dinanzi alla dialettica, e la contemporaneità è ben più complessa di quanto si possa pensare: il panico è diffuso, ma nessuno vuole fare il vaccino. Forse perchè in fondo in fondo, ognuno di noi conserva un barlume di coscienza della giostra mediatica messa in moto…forse perchè se l’immagine si è sostituita alla realtà, è pur vero che abbiamo poco interesse nei confronti di essa (come quando proviamo pietas dinanzi a immagini di bambini africani, senza però poi fare nulla che possa cambiare la condizione attuale)…forse, psicologicamente, ci fa repulsione pensare di combattere il male facendoselo nostro e assorbendolo nel proprio corpo (il male per definizione deve restare esterno, posso combatterlo con delle “armi” per respingerlo, ma non posso scendere a compromessi con esso accogliendolo in maniera regolarizzata nel mio organismo…a cosa vi fa pensare tutto ciò?)…o forse molti hanno semplicemente intuito la finalità commerciale dell’intera baracca!

Allora il mercato ne esce sconfitto? Niente affatto! La quantità di vaccini non è estremamente elevata , ma già proporzionata alla percentuale di coloro che intenderanno vaccinarsi. Insomma, in piena crisi economica, alcune industrie farmaceutiche cercano di fare cassa per saldare i debiti e per non chiudere; perciò costruiscono un’operazione che, per non scadere nella spudoratezza squallida, viene studiata a fondo finché non dia l’aria di essere un montatura. Se si vaccina una persona su 100, il marchio del vaccino incasserà comunque un utile altrimenti assente. Una banale influenza spacciata per speciale, e l’operazione è talmente subdola e sottile che il mercato è disposto anche a dircelo direttamente attraverso i media, non ha problemi a farlo. L’operazione e il vortice di interessi economici coinvolgono anche gli investimenti pubblicitari delle aziende, che investono nei talk show che parlano proprio di un tema tanto affascinante e appassionante. Un bel giro di denaro, nonché la capacità di catturare l’attenzione delle persone mentre in Italia sta accadendo di tutto (che però accade a sua volta alla luce del sole…).

Insomma, delle due l’una: la spudoratezza della trappola o è l’ennesima testimonianza della nostra terribile immaturità mentale, oppure è la conferma del fatto che qui non hanno più effetto le strategie adottate dal governo cinese, e che è necessario muoversi con maggiore tatto e pianificazione, dichiarando espressamente che tutto ciò a cui assistiamo in realtà è una trappola architettata; non ci dicono che è stata architettata da loro stessi, e che comunque, vaccino si o vaccino no, è risultata e risulterà efficace.