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La laicità del crocifisso e il suo valore simbolico (parte terza)

D’altronde ognuno di noi ha bisogno di simboli, perchè il simbolo assurge a fondamento dell’istituzione umana e del vivere civile; non è solo un medium rivolto a un significato, ma è[...]



D’altronde ognuno di noi ha bisogno di simboli, perchè il simbolo assurge a fondamento dell’istituzione umana e del vivere civile; non è solo un medium rivolto a un significato, ma è un’istanza spirituale che permette la fissazione di esperienze storiche, culturali e collettive.

Dice Ernst Cassirer:
Nello sviluppo immanente dello spirito, l’acquisizione del simbolo costituisce sempre un primo e necessario passo per l’acquisizione della conoscenza obiettiva dell’essenza. Il simbolo costituisce per la conoscenza, per cosí dire, il primo stadio e la prima prova dell’obiettività perché, grazie a esso, per la prima volta viene offerto un punto fermo al perenne mutare del contenuto della coscienza, perché in esso viene determinato e messo in rilievo un elemento permanente. Nessun mero contenuto della coscienza ritorna come tale in una determinatezza rigorosamente identica dopo essersi dileguato ed essere stato sostituito da altri contenuti. Esso è passato per sempre riguardo a ciò che era, una volta svanito dalla coscienza. Ma a questo incessante mutare delle qualità del suo contenuto, la coscienza contrappone adesso l’unità di se stessa e della sua forma. La sua identità si dimostra realmente non in ciò che essa è o ha, ma solo in ciò che essa fa. Per mezzo del simbolo, legato a un contenuto, questo acquista in se stesso una nuova consistenza e una nuova durata. Perché al simbolo, in opposizione al reale mutarsi del contenuto singolo della coscienza, compete un determinato significato ideale, che come tale permane. Esso non è, al pari della semplice sensazione data, un fatto assolutamente singolo e irrepetibile, ma si presenta come rappresentante di una totalità, di un complesso di contenuti possibili, di fronte a ciascuno dei quali esso rappresenta quindi un primo “universale”. Nella funzione simbolica della coscienza, quale si attua nel linguaggio, nell’arte, nel mito, si elevano per la prima volta dal flusso della coscienza determinate forme fondamentali che permangono sempre uguali, in parte di natura concettuale, in parte di natura puramente intuitiva; al posto del contenuto fluente sottentra l’unità chiusa in sé e in sé permanente della forma.

Rimuovere i simboli è sempre un’operazione che implica un certo modo di comprenderli: durante le rivoluzioni, o alla fine delle guerre e dei regimi dittatoriali, si distruggono i simboli proprio per questa ragione; rimuovere un simbolo come la Croce significa non capire o non sapere ciò che esso rappresenti, ovvero il trionfo del laicismo occidentale, fondamento della cultura europea e nostro indubitabile prestigio perchè sinonimo di democrazia, di diritto, di apertura alla conoscenza.

Commenti dei lettori

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  • rimmel

    08 Nov 2009 - 00:21 - #1
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    “muovere un simbolo come la Croce significa non capire o non sapere ciò che esso rappresenti, ovvero il trionfo del laicismo occidentale, fondamento della cultura europea e nostro indubitabile prestigio perchè sinonimo di democrazia, di diritto, di apertura alla conoscenza.”

    sei una contraddizione scrivente, prima dici che gesù stesso direbbe di levare i crocifissi dalle pareri e poi trai ragioni fantasiose per tenerlo. parli di “trionfo del laicismo occidentale” quando per secoli le varie confessioni si sono dimostrati tutto fuorché laiche, i principi laicali sono nati dalla rivoluzione francese in poi, per quanto anch’essa abbia le sue belle dosi di orrori. Parli di fondamente della cultura europea quanto tu stesso dici che solo un ignorante ridurrebbe la storia dell’occidente ad appendice del cristianesimo, non c’è solo l’islam, ci sono anche le radici elleniche e latine che non ha citato, e ancora tutto ciò che è nato dall’illuminismo ai valori risorgimentali e dalle battaglie politiche, queste sì che hanno gettato le basi per l’attuale stato di diritto.
    Insomma cerca di renderti coerente nell’argomentare, almeno il cattotalebanismo del governo è coerente tra premesse e conseguenze.