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Lo sbadiglio: il mistero dell'essere-con-altri

Lo sbadiglio è un fenomeno talmente banale e comune che non avrebbe senso concentrarsi su di esso in maniera consistente. Non ha la funzione “clinica” di segnalare un qualche malessere (come[...]



Lo sbadiglio è un fenomeno talmente banale e comune che non avrebbe senso concentrarsi su di esso in maniera consistente. Non ha la funzione “clinica” di segnalare un qualche malessere (come lo starnuto o la tosse, per esempio); da molti viene attribuito alla mancanza di ossigeno, altri allo stress, entrambi ovviamente generati dal sonno o dalla noia. In realtà, non ci sono risposte esaustive sulle origini effettive di questo “gesto” tanto frequente.

Lo sbadiglio, però, è un fenomeno misterioso e affascinante per ben altre ragioni: se esso è un gesto che accomuna praticamente tutti i mammiferi, però solo gli uomini e alcune scimmie, dinanzi allo sbadiglio del prossimo, sono costretti loro stessi a sbadigliare, quasi fosse un contagio che si propaga fulmineamente nello spazio. Io sbadiglio guardando il prossimo sbadigliare, ma non provo una qualche reazione psicologica o emotiva (come può accadere per l’ “imbarazzo” o la “pena”). E’ una reazione meccanica, immediata, irriflessa, e per questo pone un interrogativo serio alla filosofia.

Insomma, se per le altre reazioni di ordine psciologico e “empatico” in senso largo (coinvolgimento emotivo e sentimentale, nonché anche intellettuale) possiamo sempre tirare in ballo il ruolo essenziale della “cultura”, perciò delle determinazioni socio-culturali che hanno contribuito a mettermi in tale stato di condivisione, con lo sbadiglio emerge il “trionfo della natura”: esso è infatti dimostrazione di un’empatia “naturale”, istintiva, che attesta come ciascuno di noi sia da subito messo in collegamento con l’altro anche attraverso rapporti pre-consci e pre-razionali. Non è un caso che alcune categorie di persone con disturbi mentali o psicologici non sbadigliano allo sbadiglio altrui, e molti di tali soggetti vivono in condizione di esclusione e isolamento sociale.

D’altronde, anche la “pelle d’oca” potrebbe essere accomunata allo sbadiglio, se non fosse che la pelle d’oca si pone come “effetto” di un sentimento come il “ribrezzo” o il “desiderio”. Invece lo sbadiglio non è risultato, quando è prodotto dallo sbadiglio altrui; non possiamo dire che il risultato del sonno sia lo sbadiglio, perchè altrimenti avrei sbadigliato “prima” che sbadigliasse il mio prossimo. Anzi, come affermava il grande psicologo William James, noi non agiamo sempre in relazione a un sentimento, ma spesso accade il contrario; diceva James “noi non corriamo perchè abbiamo paura, ma abbiamo paura perchè corriamo“, facendo riferimento al fatto che molto spesso i comportamenti dell’uomo siano totalmente irriflessi, prodotti dalle contingenze della situazione, addirittura in anticipo sulla mente e sulla coscienza. Lo sbadiglio si porrebbe sullo stesso piano argomentativo: “ho sonno perchè sbadiglio“.

Lo sbadiglio non deriva da un’azione fisica diretta (come il “solletico”), non deriva da un malessere, non deriva da una reazione fisica per un determinato oggetto; esso sorge dal “sonno”, senza dubbio, testimonia una stanchezza… ma quando “esplode” come risposta a un altro sbadiglio, mette in luce una sua peculiarità esclusiva, la sua capacità di trasmettersi senza contatto fisico, senza lavori dell’immaginazione, senza processi cognitivi. Lo sbadiglio è il mio essere-con-altri precedente a qualsiasi linguaggio e riflessività.