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Hans Jonas: la responsabilità come fondamento dell'etica e dell'agire

Hans Jonas è stata una figura centrale nella storia del pensiero del secolo scorso, soprattutto nell’smbito della filosofia etica e del dibattito su alcune delle questioni più spinose della nostra[...]



Hans Jonas è stata una figura centrale nella storia del pensiero del secolo scorso, soprattutto nell’smbito della filosofia etica e del dibattito su alcune delle questioni più spinose della nostra contemporaneità

Nasce nel 1903 in Germania, diviene allievo di Martin Heidegger e Rudolf Bultmann, è compagno di studi di Hannah Arendt; con l’avvento del nazismo emigra in Inghilterra, data la sua fede ebraica alla quale Jonas resterà sempre legato.

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, nel 1948, decide di partire per la Palestina. L’esperienza dei campi di sterminio, seppure non vissuta in prima persona, ispirò la stesura del saggio dal titolo Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica. Jonas fu, oltre a un grande filosofo, anche un uomo di azione: contribuì personalmente alla liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, e partecipò attivamente alla Guerra di Indipendenza Israeliana. Professore all’Università Ebraica di Gerusalemme e docente in numerose università americane fino alla fine della sua vita, Jonas ha attraversato differenti ambiti del pensiero filosofico, partendo dalla riflessione sulle religioni gnostiche (Agostino e il problema paolino della libertà e Lo gnosticismo) per arrivare alla filosofia pratica e della bioetica (Il principio responsabilità e La filosofia alle soglie del Duemila. Una diagnosi e una prognosi)

A quest’ultima fase appartengono i suoi scritti relativi ai pericoli e ai rischi derivanti dall’attuale civiltà della tecnica. Jonas non si è mai sottratto al confronto con gli odierni temi che il progresso ci impone; non è un caso che dedicò un’opera proprio alle questioni per le quali sarebbe potuta essere applicata la sua teoria del “principio responsabilità” (Tecnica, medicina ed etica. Prassi del principio responsabilità). Tale principio responsabilità, per il quale Jonas è oggi uno dei fari di riferimento per il dibattito sull’etica, si esplica nella “cura” nei confronti del “ciò che non è ancora”: all’etica tradizionale, fondata sulla sincronicità, Jonas ammette l’esigenza di un principio metafisico in grado di garantire che l’uomo sopravvivi come specie sulla terra, dato che il progresso tecnologico è arrivato al punto di offrire all’uomo stesso i mezzi pr la sua autoestinzione.

Fino alla sua morte, avvenuta il 1993 a New York, Jonas ha continuato a prendere parte al dibattito sull’ecologia, sul pericolo del nucleare, sull’eutanasia e sul controllo delle nascite, ponendosi spesso in posizioni di conflitto con le istituzioni di potere. Un grande uomo “libero”, troppo spesso trascurato ingiustamente, che nei suoi libri ha consegnato a noi degli strumenti speculativi efficaci per comprendere criticamente il mondo che ci circonda.