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"L'eccezione che conferma la regola"

Ci sono formule linguistiche che sono state assorbite in maniera totalizzante dalla nostra abitudine; si tratta di proverbi, detti, locuzioni sui quali è arduo soffermarsi a riflettere, poiché ci[...]



Ci sono formule linguistiche che sono state assorbite in maniera totalizzante dalla nostra abitudine; si tratta di proverbi, detti, locuzioni sui quali è arduo soffermarsi a riflettere, poiché ci scorrono sopra senza che noi possiamo rivolgergli una qualche attenzione. Non fanno problema, perchè il significato viene dato per scontato; ma compiere uno sforzo ermeneutico nei loro confronti potrebbe essere un esercizio interessante per estrarre da essi dei contenuti di verità non immediatamente evidenti.

In questa occasione spendo qualche parola sul detto “l’eccezione che conferma la regola“, spesso usato nella nostra lingua colloquiale. Viene adottata quando qualcuno, per respignere la nostra tesi, enuncia e descrive un caso che palesemente mette in discussione la veridicità della nostre parole; così facendo, però, ciò che questo interlocutore riesce a dimostrare è che la mia tesi non possa assurgere a totalizzazione o a verità assoluta. Ciò che il detto in questione sentenzia, è che fin dall’origine della pronunciazione della tesi era prevista l’eccezione a cui si fa riferimento: come se il mio contendente lasciasse inespresso che “si, tutti gli altri casi avvalorano la tua tesi, tranne che questo: …“.

Ora, questa posizione rispecchia un po’ la posizione epistemologica di Karl Popper: per Popper, la verità è di natura sempre congetturale e ipotetica, in quanto la mia esperienza del mondo può in ogni momento concedere la possibilità di confutazione. L’osservazione empirica e la sperimentazione, perciò, non potranno mai garantirsi un calcolo probabilistico del 100%. Queste considerazioni possono venire applicate anche al linguaggio (che Barthes definiva come “totalitario” e addirittura “fascista”), che per sua natura è denotativo, ostentivo, dichiarativo, affermativo. “L’eccezione che conferma la regola” ci ricorda come il linguaggio per convenzione viene adottato anche quando l’enunciato non implica la totalizzazione, e a bene vedere ciò accade sempre. Le stesse proposizioni “ti amerò per sempre“, “domani sicuramente ci sarò“, “non potrò venire” sono tutte frasi che assumono un significato non ontologico e assoluto, ma pragmatico e legato alle esigenze del momento; perciò anche quando siamo convinti di una tesi, nel nostro enunciarla, implicitamente (spesso anche contro le nostre intenzioni) enunciamo anche la sua negazione, o per lo meno la possibilità della sua negazione, il “poter esseri altrimenti” che il linguaggio, per sua natura, non concede direttamente ma nel non-detto del dire.

Come insegna Popper, non c’è regola che possa prescindere dalle possibilità di smentita; sostenere un’eccezione conferma l’efficacia della mia tesi, mentre sarebbe più efficace attaccarla sul piano del principio, del contenuto e della logica, e non del singolo caso empirico.