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Rosarno, la rivolta dell' Homo sacer e del suo sacro NO (parte seconda)

In Italia siamo ormai lontani da questo NO; accettiamo di buon grado ogni malefatta e ingiustizia da parte del potere, e sembra che solo le classi più subalterne del sistema possano ancora essere mosse[...]



In Italia siamo ormai lontani da questo NO; accettiamo di buon grado ogni malefatta e ingiustizia da parte del potere, e sembra che solo le classi più subalterne del sistema possano ancora essere mosse da questo nobile sentimento. La Storia ci ha dimostrato come la forza propulsiva della rivolta si sia trasferita da una classe all’altra, perchè, progressivamente, ogni classe in rivolta è finita assorbita nel sistema acquietante complessivo: prima la borghesia, poi la classe contadina, poi quella operaia, oggi i reietti ridotti allo stato animalesco. In fondo, non di un processo progressivo si tratta, ma “ciclico”: le rivolte degli schiavi di Spartaco sono una dimostrazione di tale ciclicità, e a quelle siamo tornati. Oggi a ribellarsi sono coloro che non hanno nulla, che vivono come bestie, che lavorano in condizioni disumane e non hanno nulla da perdere, e bisogna fargli onore, perchè sono gli unici che conservano in cuor loro quel NO sacro che fa del soggetto un soggetto attivo e pronto a rivoltarsi.

La rivolta di Rosarno è la rivolta di quello che Giorgio Agamben ha ribattezzato Homo sacer: l’Homo sacer è quella persona che, nel diritto romano, avendo commesso un delitto che non prevede la condanna a morte, tuttavia ha perso però lo stesso diritto all’esistenza, per cui ucciderlo non implica reato. La “nuda vita” di quete persone è ormai al di là di qualsiasi diritto: gli homines sacri vivono ma la loro stessa vita è indifferente alla politica e a chiunque. Solo da loro potrà darsi la prossima rivoluzione e sovvertimento del sistema, perchè vivono in mezzo alla spazzatura, tra i cartoni, senza alcuna legittimità, “si trovano” lì senza che nessuno li abbia voluti. Sono lo “sporco” all’interno del sistema, la macchia, soprattutto alla luce del fatto che l’operaio o il lavoratore classicamente inteso preferisce continuare a godere dei propri privilegi piuttosto che metterli a rischio (manda il figlio all’università, ha la televisione e due macchine, perchè non votare Lega in fondo? Un po’ come, in epoche ormai lontane, hanno fatto i borghesi nei confronti del proletariato, pur avendo lottato loro stessi, prima, contro le ingiustizie dei regimi aristocratici di casta nobiliare).

Oggi, la classe degli homines sacri non è contro i miliardari o gli uomini di potere, o gli imprenditori, ma contro la classe “subito sopra” nella piramide, come d’altronde è sempre stato: gli homines sacri sono contro le persone comuni, i comuni abitanti di Rosarno, i lavoratori, le persone umili. Che però, a Rosarno come ovunque, sono colpevoli di essersi loro stessi posti in condizione di avversità nei confronti di chi “è loro sotto”, per il mantenimento di quei banali e patetici privilegi, che sono sempre privilegi di classe. Soprattutto quando si tratta delle stesse persone che affittano appartamenti a 40 persone, che fanno lavorare gente per 20 euro al giorno e che ricattano questi schiavi con la denuncia per clandestinità (e per questo, e molto altro, ringraziamo tutti Lega e compagnia bella…)

Commenti dei lettori

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  • Profilo di thenoise

    thenoise

    18 Jan 2010 - 16:07 - #1
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    Perfettamente d’accordo. Tutto ruota su quel qualcosa da perdere. Il ceto medio di oggi ha perso il contatto materiale con la fatica del lavoro e le precarie condizioni umane. La copiosa parte della “classe operaia che vota Berlusconi” è sì una classe salariata e subalterna ma in balia della propria ignoranza (che ne denota sicuramente una certa colpevolezza) temendo per la prima minaccia decantata mediaticamente (una volta il vugumbrà o il marocchino, poi l’albanese, oggi è di moda il rumeno ma, laddove mancasse, un più generico “neGro” va sempre bene)si sente mossa prepotentemente dall’indignazione per la minaccia ai propri beni e dunque corre ai ripari come può: chi si affida allo stato, chi ai telegiornali, chi alla propria autostima e la nutre al bar etc. etc. totalmente dimentica delle proprie origini e del proprio passato affatto remoto. La condivisione di determinate sofferenze univa la classe operaia d’un tempo così come gli schiavi di Spartaco così come gli immigrati di Rosarno. L’assorbimento da parte del sistema prima combattuto ha diviso le classi sociali di ieri. D’altronde il “divide et impera” di romana memoria ha sempre funzionato per evitare le rivolte nelle province romane, e per riagganciarsi al finale dell’articolo in questione, indoviniamo un po’ quale partito in Italia ha sbandierato da tempo la secessione e oggi la chiama federalismo?