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Il popolo sovrano e la logica del televoto

Devo ammettere che purtroppo il popolo italiano non è più in grado di stupirmi: è talmente prevedibile che le formule adottate in ambito politico, culturale, artistico e nel mondo dello spettacolo per[...]



Devo ammettere che purtroppo il popolo italiano non è più in grado di stupirmi: è talmente prevedibile che le formule adottate in ambito politico, culturale, artistico e nel mondo dello spettacolo per allargare il bacino di aderenti, televotanti, simpatizzanti ecc. sono incredibilmente elementari.

Un adagio particolarmente diffuso negli ultimi anni è quello del “popolo sovrano”: “in una democrazia è la maggioranza del popolo che decide!“, così si dice no? Questo principio, malamente assorbito dalla politica, ha contaminato ogni singola manifestazione spirituale della nazione, attraverso referendum, televoti, giudizi sommari ecc. Il movimento, potremmo dire, è circolare: si è partiti da una convinzione trasferita dall’universo mediatico della televisione, applicandolo alla politica. Il televoto e la partecipazione attiva degli spettatori alle trasmissioni sono fenomeni che già da molto infestano la TV, così come le lettere spedite ai giornali. Questa tendenza al coinvolgimento popolare fa tutt’uno col processo di secolarizzazione e con l’avvento della modernità, tanto che già Walter Benjamin ne accennava nel suo noto saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.

La massa prende parte alla cultura, allo spettacolo, e in pochi anni la politica ha deciso di adagiarsi su questo processo; non che prima non ci fosse già il suffragio popolare e perciò la repubblica democratica, ma quello che è accaduto col tempo è che ogni fatto, evento, decisione, personaggio possa aver legittimata la sua sussistenza per merito del “voto popolare” e del suo consenso. La maggioranza decreta un valore.
Come ha affermato il filosofo Antiseri a Ballarò qualche giorno fa, la convinzione è che nella democrazia a decidere sia il popolo, e questo è sbagliato, perchè chi comanda in una democrazia è la Legge, che si presenta come cristallizzazione della spiritualità di un popolo, che accetta la legge per un patto quasi inconscio. Se si ritiene di far parte di una comunità, si accetta il codice di leggi. D’altronde, affidarsi al capriccio del popolo (specie del popolo italiano, così sensibile alle lacrime e ai pentimenti esibiti) non permetterebbe l’esistenza di un autentico Stato.

Dire che comandi la legge, significa presumere che i cittadini, in quanto liberi, sono comunque iscritti all’interno di un ordine di norme; anzi, la loro libertà si identifica con quelle norme, piuttosto che con un caos assoluto (nel quale trionferebbe solo e sempre il più forte). Parlavamo di circolarità: infatti, il mito della sovranità popolare (per cui, se ho i consensi sono libero di farmi le leggi che voglio e di compiere tutti i reati che preferisco) è tornato alla televisione incredibilmente potenziato: ora il popolo decide anche sulla “qualità”, nonchè sull’ “artisticità” e le “capacità tecniche”.

Ammettiamo che tutti i talent show non potrebbero sussistere senza il televoto (anche se così snaturiamo ovviamento il significato del termine “talent”: perchè la maggioranza dovrebbe decretare un talento?), ma la cosa gravissima accaduta di recente è stato il ripeschaggio e il piazzamento al primo e secondo posto di Scanu e dello pseudo-principe Filiberto al seguito di Pupo e tenore. Come è possibile affidare al televoto la vittoria di un concorso del genere? Non è svilente per la giuria di critici e per l’orchestra vedersi surclassati da casalinghe anziane e ragazzini tele-maniaci? Si tratta o no di musica? Volevano coinvolgere maggiormente lo spettatore? Allora potevano aprire il televoto sui 3 finalisti decisi da una giuria tecnica di esperti, non lasciare tutto alla volontà del “popolo”. Perchè il popolo sovrano non ha sempre ragione, e la maggioranza raramente sentenzia il giusto, soprattutto quando, come in Italia, le persone che sanno distinguere una bella voce e un bel pezzo da un ammasso di ipocrisie sconclusionate (oltretutto con un coro plagiato da Over the rainbow come nel caso di Pupo) sono purtroppo sempre meno.

Siamo sempre al circolo: la logica del televoto lascia credere al popolo di aver una libertà suprema sul mondo che lo circonda, ma questa logica lo stringe e lo chiude nella sua propria grettagine ed ignoranza. Insomma, se c’è qualcuno che si affida alla mia decisione per decretare un vincitore, significa che sono già al giusto livello per farlo, e che la mia opinione conta: perchè dovrei sforzarmi per saperne di più, per approfondire le mie conoscenze, per incrementare la mia capacità critica? D’altronde Weber diceva: “La democrazia sta bene, ma al posto suo!“.