
Roman Jakobson (Mosca, 1896 – Boston, 1982) è uno dei padri della linguistica novecentesca, uno dei pionieri della riflessione formalista e strutturalista sul linguaggio; i suoi interessi spaziano dallo studio della mitologia alla critica della cultura, toccando anche le scienze pedagogiche.
Alla base del suo pensiero, c’era la convinzione che qualsiasi messaggio comunicativo si fondasse non esclusivamente sul mero significato attribuito ai termini, quanto ad altri fattori quali il contesto, il codice di comunicazione, le regole condivise tra i comunicanti che vengono quasi sempre ammesse tacitamente.
Con Jakobosn infatti assume un’importanza centrale il ruolo delle “funzioni” del linguaggio: Jakobosn rintraccia 6 funzioni linguistiche tipiche di un enunciato, attraverso le quali è possibile distinguere differenti tipologie comunicative: funzione emotiva (incentrata sul mittente, che esprime un proprio stato d’animo e sentimento), funzione fatica (finalizzata a protrarre la comunicazione e a garantirsi l’attenzione del destinatario), funzione poetica (che “mette in risalto la funzione dei segni”, ovvero presta attenzione alle modalità di costruzione stessa del messaggio), funzione metalinguistica (che si riferisce allo stesso codice adottato), funziona referenziale o denotativa (la più comune nel linguaggio quotidiano, concentrata sul contesto e sull’insieme degli oggetti di cui si parla) e quella conativa (che si riferisce esclusivamente al destinatario, che non è verificabile o falsificabile, e che trova “la sua espressione grammaticale più pura nel vocativo e nell’imperativo”).

Alessandro Alfieri








