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Il volto: evidenza e mistero dell'Altro

Il volto è ciò che spesso ci resta maggiormente impresso di una persona; sembra banale asserire una cosa del genere, ma proprio per la sua banalità non ci siamo mai soffermati sul perchè il volto[...]



Il volto è ciò che spesso ci resta maggiormente impresso di una persona; sembra banale asserire una cosa del genere, ma proprio per la sua banalità non ci siamo mai soffermati sul perchè il volto riesca a condensare in sè l’ “immagine di una persona”. Basta il volto su una foto, che quella persona riemerge nella sua interezza dalla nostra memoria, facendo riaffiorare storie trascorse, esperienze passate, rimpianti e nostalgie. Che cos’ha di tanto speciale il volto?

Da un punto di vista antropologico, diremmo che il volto è la parte del nostro corpo maggiormente in evidenza: spesso scoperto, è il fulcro dell’agire comunicativo, è posto alla sommità del tronco, e perciò è la “porta” più efficace per indagare e mettersi in connessione con l’altro. Quando infatti parliamo di volto, indichiamo una complessità di elementi: gli occhi (che sono si lo specchio dell’anima, ma soprattutto uno dei nostri strumenti per abitare il mondo), la bocca (attraverso la quale interagiamo col prossimo e trasmettiamo al mondo i nostri stati d’animo), il naso e le orecchie (come recettori dell’ambiente). Il volto perciò è l’Io, ciò che ci viene in mente pensando a una persona, la sua cifra inconfondibile, la sua stessa essenza potremmo dire.

Emmanuel Levinas attribuiva una funzione ontologica al volto stesso: Noi chiamiamo volto il modo in cui si presenta l’Altro. Questo modo non consiste nel mostrarsi come un insieme di qualità che formano un’immagine. Il volto d’Altri distrugge ad ogni istante e oltrepassa l’immagine plastica che mi lascia ; per Levinas l’Altro è il fondamento ontologico della costituzione dell’esistenza, e questa alterità diviene esemplare proprio attraverso il volto. Col volto, infatti, ciò che ci sembra sommamente prossimo e vicino, ci sfugge continuamente, aprendo un baratro dinanzi all’infinito. Infatti, col volto non solo sono al cospetto dell’impossibilità di assorbire la totalità dell’Altro, che si sottrae perpetuamente alle mie maglie conoscitive per la sua connaturata mutabilità, ma soprattutto fa appello a me, mi chiama al suo cospetto, mi rende responsabile del suo destino. Col volto, io non sono più soggetto sovrano del mondo, ma io stesso Altro dinanzi ad esso.

Il mistero del volto è coglibile da chiunque, basti scorrere gli album di famiglia, oppure pensare alla funzione essenziale che il “primo piano” ha avuto nella storia del cinema. A questo proposito, Bela Balazs, teorico del cinema, dedicò numerose pagine, rintracciando proprio nel primo piano la caratterizzazione fondamentale della settima arte.