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La libertà del "patto sociale" e l'illibertà dell'attuale caos

Chi in questi giorni ha rivendicato la priorità della sostanza sulla forma a proposito di democrazia è un analfabeta. Un analfabeta giuridico, senza dubbio, ma anche peggio un analfabeta filosofico, una[...]



Chi in questi giorni ha rivendicato la priorità della sostanza sulla forma a proposito di democrazia è un analfabeta. Un analfabeta giuridico, senza dubbio, ma anche peggio un analfabeta filosofico, una sorta di stadio involuto dell’homo sapiens; infatti, l’augurio che faccio a queste persone è che siano in malafede, ovvero che siano coscienti che le loro posizioni segnino una ferita indelebile all’interno della regolamentazione normativa del nostro paese, e che sta contribuendo alla catastrofe sociale sempre più immanente. Infatti, se fossero in malafede, avrebbero parte in una squadra di banditi interessata unicamente al loro personale rendiconto; mentre, se realmente in buonafede, allora sarebbero a tutti gli effetti degli analfabeti.

Prima questione: l’analfabetismo filosofico sorge dall’incapacità di dare il giusto valore alle necessità contingenti. Aristotele chiamava phronesis quella modalità dell’intelligenza che concede al soggetto di determinare i propri comportamenti e azioni in base alla situazione. Il signore Alfredo Milioni, il delegato che messosi in coda nell’ultima ora dell’ultimo giorno utile per la consegna delle firme di presentazione delle liste, ha ritenuto più impellenti le necessità dello stomaco piuttosto invece del rischio di vedere la propria compagine politica esclusa dalla corsa elettorale. E’ andato a farsi un panino, e quando è rientrato il funzionario dell’ufficio aveva chiuso le accettazioni, essendo trascorso il termine utile delle 12.00.

Mancanza di phronesis? Ovvero, mancanza di intelligenza? Può darsi, sempre se considerassimo Milioni in buonafede; ma se, come abbiamo accennato all’inizio, pensiamo alla superficialità con la quale Milioni ha assunto il suo incarico, allora diviene evidente che nel comportamento del delegato è riflesso lo spirito di tutta una classe politica, ovvero di quella attualmente al governo. Insomma, le regole e le leggi sono qualcosa di poco conto, posso andarmi a mangiare un bel panino con la mortadella, ti pare che anche se arrivo con 5 minuti di ritardo non mi accettano le liste?

Ma passiamo a ciò che è accaduto dopo, fino ad arrivare all’avallo del Presidente della Repubblica: si è detto che garantire il voto a tutti è il fondamento di una democrazia, è il principio assoluto da tutolare ad ogni costo, perchè ne è in gioco il significato stesso di democrazia e libertà. Si tratta di analfabetismo filosofico, perchè significa manovrare concetti quali quello di democrazia e, peggio ancora, di “libertà” in maniera non ponderata, superficiale e goffa. La libertà di un cittadino in una democrazia è cristallizzata nelle leggi; qualora le leggi non siano applicate ugualmente per tutti, allora il cittadino non è più libero. Basterebbe sfogliare qualche pagina del Leviatano di Hobbes per apprendere come il “patto sociale” è ciò che concede al singolo di non perire per il volere del più forte. Nel patto sociale, il singolo decide di sacrificare parte della sua individualità egoistica per essere tutelato dalle norme rivolte all’intera collettività. Quelle stesse norme, alle quali lui stesso deve attenersi, sono ciò che concedono a lui la sua stessa libertà, davanti al rischio della schiavitù dell’anarchismo e del “tutti contro tutti”. Rousseau parlava di “contratto sociale“, e Locke nel Secondo Trattato sul Governo affrontava le stesse problematiche: la quintessenza della mia libertà non sta nel diritto di voto, tanto meno nelle singole leggi (che ovviamente possono essere sempre riviste, mutate, in relazione alle necessità storiche), quanto nel fatto che tali leggi siano uguali per tutti!

Ciò non sta accadendo col decreto attuato dal Consiglio dei Ministri, o meglio, sarebbe preferibile per tutti che così non fosse: perchè, da oggi, chiunque venisse multato per aver pagato in ritardo una tassa, o chiunque venisse escluso da una gara pubblica perchè ha consegnato tardi la documentazione, avrebbe tutto il diritto di fare ricorso proprio per il principio di egualitarismo. Ed è inutile appellarsi al fatto che qui era in gioco il “diritto di voto” perchè l’imprenditore escluso dalla gara pubblica potrà sempre sostenere che lui lo fa “per il proprio sostentamento e per quello di altre decine di persone”, e nella Costituzione il diritto di lavoro è tanto presente quanto quello di voto, anzi è sancito fin dal primo articolo.

La decisione di riammettere le liste del PDL in Lombardia e in Lazio fanno tutt’uno col fatto che ha determinato il caos: un totale e spregiudicato disinteresse e repulsione per le leggi, la volontà di trarsi fuori da esse. Ciò determina l’illibertà dei membri della comunità, perchè ad essere violata è l’architettura normativa che avrebbe dovuto offrire ad ognuno lo spazio nel quale essere libero. La libertà, d’altronde, non è pensabile come concetto ontologico ed astratto, ma è sempre risultato di dinamiche culturali e sociali; la domanda legittima potrebbe essere: cosa significa oggi essere liberi in Italia?
Il paradosso è che sembra che la risposta sia “raggirare le leggi”, e questo mi inquieta senza sorprendermi…ormai non mi sorprende più nulla di questo triste paese.