Henri Louis Bergson (1859 – 1941) può essere considerata una figura centrale di transizione verso la filosofia contemporanea; vissuto a cavallo tra i due secoli, il contributo di Bergson si è concentrato sulla filosofia della percezione e della memoria, ed è stato considerato il maggior rappresentante dello Spiritualismo; vinse nel 1927 il premio Nobel per la letteratura.
La teorizzazione del binomio tra vita interiore e temporalità della coscienza da un lato, e materia e temporalità scientifica dell’altro, trova nella filosofia di Bergson una possibile conciliazione nella funzione dell’immagine, che si fa tremite tra Materia e memoria, che non a caso è il titolo della sua più importante pubblicazione. La sua critica allo psicologismo positivista è il tema del Saggio sui dati immediati della coscienza, dove alla convinzione della meccaninictà della percezione e dei comportamenti subentra un’interpretazione spiritualistica.
Di grande successo fu il suo testo dedicato alla comicità, Il riso, dove la filosofia di Bergson si applica alla letteratura per far emergere come l’osservazione di un comportamento automatico e meccanico in sostituzione di uno spontaneo è alla radice del sentimento del riso, che riflette tanto una dimensione tragica, quanto divertente.
Altre opere essenziali dell’autore, L’evoluzione creatrice e Le due fonti della morale e della religione.

Alessandro Alfieri








