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Dialettica delle vacanze estive come "paradiso a scandeza"

Tra false convinzioni e ipocrisia diffusa: che cosa nascondono la tanto ambite vacanze?



Il caldo afoso non si trattiene dal ricordarci che siamo in piena estate; estate, per molti di noi, è sinonimo di vacanze, ovvero di legittima pausa dal tran tran quotidiano e dalla propria professione. Le zone balneari e i luoghi di mare sono i più quotati tra le persone, che sognano un periodo di relax magari da diversi mesi.

Ma che cosa nasconde dialetticamente il concetto di vacanza? La vacanza, ovvero le “ferie”, così come il tempo libero, sono un prodotto della gestione delle risorse umane da parte della società industriale-capitalistica. In una dimensione di completa estraniazione dalla propria attività lavorativa, in assenza di osmosi e reciprocità tra esistenza e luogo professionale, il sistema non avrebbe potuto imporre il controllo sulle masse senza garantire ad esse un margine di illusoria “assenza”, di “autonomia” circoscritta a un determinato numero di ore. Anche il giorno di riposo settimanale mira a questo: mette in evidenza l’assoluta alienazione al lavoro da parte degli operai e degli impiegati, e affinché la produzione venga mantenuta sullo stesso potenziale si è arrivati all’idea geniale della gestione della “vita individuale” in ognuna delle sue sfaccettature. Perciò il controllo si rivolge non solo sul posto di lavoro, ma si comunica in tutta la sfera esistenziale dell’individuo.

La vacanza incarna in sé perciò una dialettica: pur manifestandosi come “negazione” della vita lavorativa alienante delle metropoli, essa non riesce a sottrarsi dalla stessa logica onnicomprensiva del mondo contemporaneo. Negando tale logica, la mantiene e la reitera indefinitivamente.
D’altronde, ciò di cui stiamo parlando non è neppure così astratto come si potrebbe pensare: le ferie estive sono veramente l’occasione di rilassamento e rigenerazione? Si contrappongono realmente alla nostra classica vita lavorativa? Non è forse vero che le vacanze non sono che motivo di “consumo”, dello stesso orizzonte di merci prodotte nel corso dell’anno?

La vacanza diventa causa di forte stress, occasione per spendere buona parte dei soldi messi da parte con tanto sacrificio; la vacanza è intrisa di una tristezza lancinante, perché si fonda sulla sua stessa “finibilità”: essa esiste solo come ciò che è destinato a concludersi, è un paradiso a scadenza, che si afferma per un barlume di tempo che svanisce rapidamente. Un paradiso a scadenza è una contraddizione in termini ovviamente, per questo spesso, se vissuta ingenuamente, si rivela un inferno; seppur non saremmo mai in grado di ammetterlo, questo inferno comporta il desiderio inconscio di tornare sul posto di lavoro, per la gioia del potere economico e amministrativo.