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Inestimabili e senza pari: continua il mito de "I Simpson"

Con una carriera ventennale alle spalle, la serie animata più amata della televisione non sembra cedere al tempo che passa, ora che siamo tutti in un modo o nell'altro "simpsoniani"



Si tratta della Situation commedy animata più celebre e fortunata della storia. In onda alle 20.00, è stata una costante di tutta la stagione estiva: I Simpson continuano la loro fortunata programmazione serale, e i suoi fan possono godere sempre delle storie di Homer, Marge, Bart, Lisa, Maggie e di tutti gli strampalati e straordinari personaggi di Springfield. La decisione della rete non fa che confermare una certezza ormai data per assodata: I Simpson riescono nell’impresa disperata di garantire uno share e un numero di telespettatori costante nel corso degli anni, anche riproponendo vecchie puntate e serie di dieci anni fa. Lo sa Italia 1, ma lo sa da parecchio tempo la Fox, che ha fatto, della serie più amata al mondo, il suo cavallo di battaglia per le programmazioni del suo canale satellitare. La Fox stessa deve moltissimo alle creazioni di Matt Groening, il genio ideatore e autore di quello che a tutti gli effetti è diventato un marchio riconosciuto in tutto il globo.

Oltre agli ascolti, I Simpson, in particolar modo dall’uscita del film al cinema, rappresentano un marchio di merchandising dall’enorme successo, per merito della vendita di tazze, magliette, giocattoli, figurine e quant’altro. Basti pensare all’ideazione del fumetto: al contrario della prassi comunemente diffusa, per la prima volta si è partiti da una serie televisiva per arrivare sugli scaffali delle edicole, mentre nella storia del fumetto, dai manga alla Marvel, il processo era sempre stato l’inverso. Sarebbe un discorso a dir poco complesso rintracciare le ragioni di un tale successo: tante pagine e libri sono stati scritti sul tema, fiumi di tesi universitarie e riconoscimenti da parte dei membri dell’intellighenzia. Un fattore su tutti, a ulteriore conferma del successo della famiglia più (a)normale della TV, è stata la proliferazione di telefilm o cartoni animati costruiti sul suo stesso stampo. I Simpson sono stati in grado di creare un linguaggio, un tipo di umorismo cinico e stravagante, che non ha solo ispirato altri autori, ma ha inciso profondamente sulle nostra modalità di comportamento, sul nostro quotidiano rapportarci agli eventi che circondano il nostro agire.

Si tratta di un’autentica “mitologia”, a suo modo distorta e postmoderna; ma come ogni mito, i Simpson agiscono nell’immaginario collettivo, arrivando a definire valori/disvalori. Noi pensiamo e parliamo simpsonianamente, e se questo sia un bene o un male sta alla coscienza di ciascuno decretarlo. James M. Wallace, uno degli autori del fortunatissimo I Simpson e la filosofia, sostiene che Le battute possono fare ridere, ma nei Simpson, dove nessuno cresce e la vita non migliora mai, la risata non è un catalizzatore del cambiamento: è un oppiaceo. Sicuro è che questa non è la convinzione della maggior parte dell’inestimabile pubblico di scala mondiale; qui da noi, lieti di poter assistere due volte al giorno sull’etere alle imprese di Homer & Co., possiamo lasciarci sfuggire anche una insolente constatazione: come la Fox in America, anche qui da noi il network in questione, Italia 1, non può che fare leva sui cartoni di Groening e sulle serie di telefilm importati sempre da oltreoceano per garantirsi la sopravvivenza. Attestazione del fallimento della rete, o ulteriore riconoscimento della qualità de I Simpson?