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La tragedia del dottorato senza futuro (parte seconda)

All'Università di Palermo, uno studente prossimo a conseguire il titolo di dottorato in filosofia si suicida. Cosa significa oggi, per gli appartenenti alla sua generazione, continuare a vivere?



Norman, data la giovane età, credo fosse uno che avrebbe meritato di proseguire la sua carriera, e come lui molti altri; d’altronde, la filosofia un “mercato” non ce l’ha mai avuto, perciò non si tratta di accusare una situazione odierna. Studiare filosofia all’università, mi sembra ovvio, non garantisce alcuna prospettiva di tipo professionale; l’unica, l’insegnamento e la ricerca, sono precluse in partenza.
Credo che Norman avesse saputo questo da molti anni, ma tentava di negarlo a se stesso; deve essere successo qualcosa di lampante, un accadimento repentino e lancinante che gli ha rivelato con maggiore violenza come lo attendesse un futuro di stenti e rinunce. O invece, si è trattato di un progressivo disfacimento di ogni fiducia nell’avvenire e di voglia di continuare a vivere.

La maggior parte di noi non ha alcun futuro, che questo sia chiaro; la prospettiva di una vita dignitosa è divenuta un’utopia, e se è vero che le giovani generazioni hanno sempre assunto una visione “romantica” e disfattista, è pur vero che fino ai nostri giorni avevano sempre avuto torto. Ma oggi la situazione è questa; conoscere i numeri, i finanziamenti, le dinamiche del mondo accademico vivendolo dall’interno implica tale lucida consapevolezza.
Perchè non suicidarsi? O meglio, perchè farlo? Perchè offrire agli occhi di chiunque il proprio fallimento, quando è il fallimento condiviso di una nazione se non di un’intera epoca? Si tratta di una presa di coscienza, ma se invece in fondo questo scenario squallido lo si è sempre avuto presente, e si è continuato per inerzia, o forse per passione, a fare ciò che si ama fare? Quasi si fosse narcotizzati, o ingenuamente… continuare, continuare pur sapendo che ogni sforzo è vano. E’ la sfida estrema del Sisifo di Camus, dinanzi all’assurdità della vita; è la sfida estrema di chi, come sostiene Benjamin, continua a sperare pur non avendo più alcuna speranza. E’ facile agire e attendere quando si ha la certezza che gli sforzi saranno in qualche modo ripagati un giorno, o qui o in un altro mondo; ma la vera sfida è quando non si ha più alcuna garanzia, quando vivere il presente è l’unico modo per non lasciarsi andare alla sconforto assoluto, costringendoci al gesto estremo.

Continuare nonostante sia evidente la nostra sconfitta; che sia una sconfitta di cui quello stesso paese che ne è stato responsabile dovrà farsene carico, anche per il gusto e la curiosità di vedere come andrà a finire. Un paese che ci ha gonfiato di sogni e di ambizioni, e poi ci ha scaricato sopra il fallimento di decenni di politica sconclusionata, ignobile e irresponsabile. Vivere la catastrofe, incarnarla col mero atto di sopravvivere, ingoiando ogni orgoglio e dignità, ultima posta che ci sarà gradualmente sottratta nel corso degli anni. Senza obiettivi, dove il futuro diventa un sogno e un’utopia che, in quanto tale, utopia deve restare. E nonostante tutto, non mollare la presa, anche quando il mondo ci offende, ci schernisce per le nostre scelte, ci umilia. Ci hanno privato di tutto, non ci priveranno anche della vita, almeno non ce ne faremo complici.
Tuttavia, è una sfida estrema, sempre più difficile da sostenere…

…non ho detto ciò che è stato trovato scritto nella lettera che Norman ha rivolto a un suo caro amico: Compare, la libertà di pensiero è anche la libertà di morire
…questo c’era scritto.

Commenti dei lettori

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  • Carmelo Garrisi

    18 Dec 2010 - 18:02 - #1
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    Up Down

    E’ SCONVOLGENTE ED E’ INDICATIVO DELL’ASSURDITA’ DEL MONDO CHE STIAMO COSTRUENDO: UN MONDO PRIVO DI LOGICA, NEK QUALE L’UNICA LOGICA E’ QUELLA DEL MERCATO E L’UNICO VALORE E’ QUELLO DI SCAMBIO. IL FILOSOFO HA BISOGNO DI TROVARE UN FILO LOGICO NELLA REALTA’, CHE GLI PERMETTA DI COMPRENDERLA E NON SI ARRENDERA’,CONTINUERA’ A CERCARE… MA QUESTO POVERO GIOVANE NON HA RETTO… IL PESO DELLA REALTA’ HA SCHIACCIATO I SUOI PARADIGMI CULTURALI E L’HA UCCISO. IL DIO DEI FILOSOFI E QUELLO DELLA POVERA GENTE, QUELLO DEI BAMBINI, DEGLI EMARGINATI, DEGLI SCONFITTI, IL DIO DI CHI CREDE NELL’UOMO, NELLA RAGIONE CHE GOVERNA IL MONDO, IL DIO DI CHI NON CREDE, MA CERCA CI PERDONI… L’UOMO, LA RAGIONE, IL MONDO, CHE STIAMO DISTRUGGENDO, CI PERDONINO…