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Luttazzi, tra ready-made mancato e tentativi di difesa (parte seconda)

Ormai è ufficiale: il noto comico ha costruito buona parte del suo repertorio su battute di autori americani senza dichiararne espressamente il debito. Lui sostiene di averlo reso noto parecchi anni fa, ma questo cambierebbe le cose?



Soprattutto perchè, se Luttazzi avesse voluto veramente avvalersi dell’autorità degli autori americani, gli sarebbe bastato far emergere in maniera più decisa questo debito (di cui non ci sarebbe nulla da vergognarsi): bastava dire ogni tanto “come afferma tizio…“, o nell’epilogo degli spettacoli specificarlo, invece di ridurre tutto a un mero post sul sito! Pensate per esempio all’accusa fatta a Bonolis, di avergli copiato una sua battuta senza citarlo, quando si trattava di una battuta di un comico americano pronunciata anni prima. Insomma, Luttazzi teneva ben nascosto questo suo “debito”, come era ovvio che fosse d’altronde (ed è per questo che è stato apostrofato da Letterman come “Peggiore del mondo” per più di 500 battute prese da altri). Se Luttazzi avesse veramente voluto avvalersi del repertorio altrui per questioni artistiche o di diffusione dei classici del genere, avrebbe potuto chiarire tutto fin da subito in termini legali e ufficiali, anche se a quel punto molti di quegli autori gli avrebbero negato la concessione.

Però è indubbio che Luttazzi non possa cavarsela facilmente da questa situazione, in quanto la quasi totalità del suo pubblico riteneva che l’intero suo repertorio fosse autenticamente “suo”: non stiamo parlando della prassi citazionista di Quentin Tarantino, per dire. Anche nei film del regista americano avviene quel che dice Luttazzi: attraverso il riconoscimento di formule e stilemi della storia del cinema, si crea un vincolo di comunità, una condivisione tra eletti. Ma quello dell’oratoria verbale e della satira è un ambito linguistico diametralmente opposto: la battuta assume imprescindibilmente la “natalità” di chi la pronuncia nel corso di uno spettacolo, se non viene espressamente dichiarato il debito! E il debito non viene dichiarato, perchè se ne vuole assumere la presunta autorialità, perchè questo offre a chi la pronuncia maggiore dignità! Non che faccia ridere di più o di meno, ma chi la pronuncia viene valorizzato maggiormente, qui sta il punto! Questa prassi è convenuta in maniera inestimabile a Luttazzi, che ora dovrà pagare il prezzo di questo smascheramento.

La sua posizione è indifendibile: questo è un altro elemento di particolare interesse. Ovviamente, i fan accaniti continueranno ad andare ai suoi spettacoli, continueranno ad amarlo come prima e accetteranno a scatola chiusa tutto ciò che dirà ammettendone la buona fede. Diranno che Le Iene è di Berlusconi, che Il Giornale lo vuole diffamare e roba del genere. Se questo accadrà, diventerà evidente come, consegnarsi alla stima indiscriminata e maniacale verso qualcuno, comporta sempre il sacrificio della propria personale capacità di valutazione e riflessione, anche davanti all’evidenza. Nei tempi del fanatismo dei personaggi, dalla politica alla televisione alla controcultura, l’evidenza non ha più alcun valore, essa diviene uno strumento del potere avverso volta a screditare l’immagine dell’ “eroe” (che può essere Berlusconi, Travaglio, Grillo…). Questo, d’altronde, ci ha portato alla catastrofe politica e sociale che stiamo vivendo, e sarebbe ingenuo e controproducente sfruttare le stesse dinamiche per salvaguardare Luttazzi. D’altronde i suoi tentativi di difesa mi sembrano insostenibili e comici quanto quelli di Scajola!