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Il delitto di Avetrano: il germe dell'orrore

Come spesso accade quando assistiamo a fatti di cronaca così efferati, la nostra mente cede ai suoi limiti, fino all'ingenuo desiderio di vedere morto il responsabile. In tutto questo la televisione ricopre un ruolo fondamentale...



Qualche tempo fa abbiamo parlato della fine atroce annunciata per la povera Sakineh, e abbiamo detto come quella pena riflettesse l’ammissione dei limiti delle nostra stessa facoltà di immaginare e comprendere l’orrore, soprattutto quando si manifesta in forma così drastica e violenta (clicca qui per leggere l’articolo). A quel proposito abbiamo parlato dell’orrore incarnato dall’alterità assoluta, dall’Altro rappresentato da ciò che è lontano culturalmente e geograficamente, per il quale proviamo empatia tentando di risolvere questa distanza attraverso il nostro sentire.

Quello che invece è accaduto a Avetrano alla povera Sarah Scazzi è ancora più incisivo e terribile: primo, perchè all’immaginazione si è sostituita l’ammissione di un fatto già consumato e accaduto, ma poi soprattutto perchè l’orrore partecipa del nostro mondo e orizzonte quotidiano. La vittima è una nostra vicina di casa, come vicino di casa è lo zio Michele Misseri, responsabile della sua morte e dello stupro. L’orrore in tutta la sua virulenza ha invaso la calma apparente della vita di provincia del Sud: l’orrore cresce e si esprime non come alterità ma in seno alla normalità, a ciò che conosciamo meglio e sul quale non nutriremmo mai dubbi di tal sorta. L’orrore che viene dal dentro, perciò, l’Altro che coabita con noi e abita in noi: la cosa più angosciante è pensare così all’Altro che si nutre delle nostre perversioni e debolezze, nonchè delle dinamiche mentali incontrollabili. Spesso questa dimensione ha il predominio sulla coscienza e degenera nell’azione, e in questo modo si viola il vincolo sociale che ci lega alla società civile cui apparteniamo, e la nostra mostruosità deve essere pagata. Il mostro non viene da una landa lontana, ma ci è affianco,, ed è ancora angosciante pensare che esso possa crescere anche in ciascuno di noi pur esprimendosi in forme diverse (e ovviamente meno sconvolgenti).

Violare così terribilmente il vincolo di condivisione sociale implica una pena severa, che invece non riguarda l’ambito mentale dove ognuno di noi può dare sfogo alle sue più incoffessabili manie e oscenità. Se è vero che qualora l’oggetto libidico venga identificato in una minorenne, allora la cosa migliore sarebbe quella di rivolgersi subito a un analista e non fare come se niente fosse, perchè il rischio di passare dal desiderio all’azione è sempre altissimo, bisogna ammettere che finché la mia perversione non degenera in azione e perciò in realtà non più virtuale ma effettiva (trasmettendosi nel mondo degli uomini e incidendo sulla vita altrui) mi è concesso immaginare e fantasticare su ciò che voglio. Il passaggio all’azione (che d’altronde imputavo in tutt’altro contesto e situazione, lontano anni luce dall’atroce delitto ma vicino a proposito di questo tema, ovvero il Caso Marrazzo) significa consegnarsi al giudizio e alla reazione della gente, che si esprime attraverso la legge per non degenerare nella meccanica reazione animale che condurrebbe a un nuovo omicidio. Chi promuove la pena di morte, e lo fa ogni volta che ci troviamo dinanzi a casi così estremi, è un ingenuo, per la semplice ragione che la sfida di rinunciare alla barbarie della pena di morte sta proprio in tali casi estremi: se si è contrari alla pena di morte, si è contrari ad essa sempre, anche dinanzi a fatti che ci lasciano basiti se non carichi di ira per la loro efferratezza. Perchè il rifiuto dell’omicidio di stato ha a che vedere proprio con l’orrore, non coi casi di innocenza o coi reati meno gravi. Altro discorso è quello relativo alla castrazione chimica: potrebbe essere una soluzione qualora una persona, a prescindere da una sua effettiva scelta o decisione, si sente attratto suo malgrado dai bambini (perchè non sta a noi decidere cosa desiderare). In quanto “malato” (e se ha una coscienza e una morale evoluta deve ritenersi tale) potrebbe rivolgersi spontaneamente al medico per richiedere la castrazione chimica, per evitare il rischio di diventare vittima di se stesso e della bestia pronta ad agire che è in lui.

Un altro elemento che mi ha colpito relativamente a questo impressionante fatto di cronaca è stato il ruolo dei media; molti hanno parlato di ulteriore dimostrazione di cinismo e immoralità, ma per me siamo addirittura oltre. Come nelle convinzioni di Baudrillard, ci troviamo dinanzi alla televisione che ha fagocitato e assorbito la realtà senza esserne più testimonianza o rappresentazione. Nulla esiste più al di fuori dello schermo televisivo: non è più solo fonte di informazioni e aggiornamenti sui fatti del mondo, ma addirittura chi appartiene al microcosmo che circonda i singoli fatti vivono e vengono a sapere le cose attraverso lo schermo. La madre di Sarah ha saputo le sorti della figlia in diretta televisiva, ma la stessa televisione aveva interpellato lo zio quando dichiarò di aver ritrovato il cellulare nel suo terreno: la tv decretava quel signore come zio sincero e sentitamente dispiaciuto per la scomparsa della nipote, nessuno poteva dubitarne. Tanto che gli stessi abitanti di Avetrano, che vivevano fianco a fianco con lui, si rispecchiavano completamente nella realtà televisiva, non ne conoscevano una più profonda o veritiera. La realtà è la televisione, e questo ha anche a che fare direttamente col fatto: qualora la televisione prende il posto dell’esperienza diretta della vita, e perciò dell’intuizione, del sentimento e delle relazioni interpersonali stesse, l’orrore che come un germe cresce non solo al di là del nostro mondo ma affianco e dentro di noi, viene rifiutato, non viene ritenuto vero, magari nemmeno ci accorgiamo di lui, finchè non compare in televisione. Solo a quel punto siamo disposti a trasformare il nostro orizzonte esistenziale, le nostre convinzioni, ma solo allora però: dopo che la tv ha decretato il suo responso! E’ come se prima ci mancassero gli occhi, le orecchie, forse persino le facoltà adatte per scoprire la verità indipendentemente dallo schermo.