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I presocratici: le origini della filosofia (parte prima)

La Scuola di Mileto rappresenta la nascita della filosofia occidentale; chi ne sono i protagonisti principali?



La filosofia ha origini antichissime, in quanto appartiene alla sensibilità umana fin dagli albori della sua storia. Sono rintracciabili elementi di speculazione filosofica, spesso sovrapposta al culto religioso, nelle civiltà mesopotamiche, nell’antico Egitto ecc. Le autentiche origini della filosofia come disciplina autentica, però, emergono solo intorno al VI - V sec. a.c. In realtà, in tale fase si è ancora lontani dall’idea consolidata di filosofia, che si affermerà solo con Socrate e soprattutto con Platone e Aristotele. Tanto che i filosofi precedenti a Socrate sono giunti alla filosofia attraverso lo studio della natura e l’interrogativo sulla sua essenza. Spesso tali pensatori, specie i membri della Scuola di Mileto, sono definiti anche ilozoisti (dal hýle = materia e zòon = vivente), in quanto hanno una visione della natura come entità vivente e attiva, e non inerte e inanimata. Spesso, scienza e filosofia si sovrapponevano pienamente in tali autori, definiti non a caso “presocratici” sottolineando la determinante funzione che l’avvento del pensiero socratico ha avuto nella storia occidentale.

I presocratici sono filosofi di cui ci è rimasto ben poco: frammenti e brevi passi delle opere originali; altre volte conosciamo il loro profilo e il loro pensiero indirettamente, attraverso quanto ci tramandano altri autori o storici. Fondamentale a questo proposito è stata l’opera di Hermann Diels e Walther Kranz, autori di un lavoro colossale di raccoglimento di testimonianze, frammenti e materiali relativi a questi pensatori che ha permesso di conoscere più a fondo la nascita della filosofia.

Di Talete, il primo della Scuola di Mileto, non ci resta nulla: il suo nome è accostato al suo famoso teorema e alle sue riflessioni sulle eclissi solari, ma oltre a ciò Talete è stato il primo a interrogarsi sull’essenza della natura, rintracciandola nell’acqua, ritenuto l’elemento ultimo di cui il mondo si compone. Per Anassimene, altro autore di Mileto, non è l’acqua il fondamento ontologico quanto l’aria, ovvero il soffio vitale, che è anche anima e spirito, invisibile in sè, plasmabile e capace di riconfigurarsi continuamente. Anassimandro propose una tesi più fine e elaborata, rifiutando la possibilità di declinare l’intero universo a un elemento di partenza; Anassimandro preferì parlare di àpeiron, l’infinito o l’indeterminato, ovvero l’essere che è origine immutabile di ogni ente, che concede temporalità alle cose ma che per questa ragione si pone al di là del mondo sensibile, essendo l’ àperion oltre il divenire.

Parte seconda