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I presocratici: le origini della filosofia (parte terza)

Pluralisti, atomisti e sofisti: il ritorno agli interrogativi sulla natura e la funzione educativa della filosofia, a ridosso di Socrate



Empedocle di Agrigento, tentando di recuperare la legittimità dell’esistenza della natura, torna al problema dei principi, rintracciandone però non uno, ma quattro (aria, terra, fuoco e acqua), e fonderà la sua filosofia sulla convinzione che l’universo si sia generaro e continui a svilupparsi per lo scontro tra forze e elementi: l’amore tende a far convergere gli elementi verso l’uno finale e assoluto (lo Sfero), mentre l’odio porta alla separazione e alla disgregazione. Anassagora proporrà un’altra tesi “pluralista”, preannunciando con la sua “teoria dei semi” la nozione di atomo essenziale nella filosofia di Democrito. Per Anassagora, l’universo si compone di piccole particelle chiamate appunto semi, che si ordinano, si scompongono e ricompongono secondo l’intima necessità guidata dal Nous, l’intelletto dell’assoluto che da senso razionale al divenire. Il Nous decide come i semi debbano comporsi e separarsi, e non esiste nella sua visione la morte o il non-essere, perchè “in tutto c’è il tutto“, ovvero l’eterna ricomposizione dell’identico.

Arriviamo così ai teorizzatori dell’atomismo, sostenuto da Leucippo e Democrito, e poi ereditata da Epicuro dopo all’incirca due secoli. In Democrito, gli atomi si compongono nella dialettica tra pieno e vuoto, ovvero tra essere e non essere, facendo esordire il cosiddetto “meccanicismo materialistico”: tutto l’universo è composto di materia ingenerata fatta di infiniti atomi, con l’assenza del finalismo tipico del Nous di Anassagora. Gli atomi agiscono secondo le leggi della natura, in assenza però di una spiegazione razionale e logica. Con la teoria degli atomi, Democrito spiegava anche il fenomeno della eprcezione, intendendola come proiezione di atomi che colpiscono i nostri sensi. In Demcorito ebbe particolare rilievo anche l’etica, caratterizzata dall’eutimia, ovvero dalla vita tipica del saggio fatta di tranquillità, controllo delle passioni, ascetismo dai fatti del mondo.

Essenziali nello scenario dei presocratici sono i sofisti, gruppo di filosofi che puntò alla funzione educativa e pedagogica della filosofia, compito che spettava all’epica e al teatro e che nel V sec. a.c. divenne un’urgenza della filosofia dinanzi alle turbolenze politiche che la città di Atene stava attraversando. Si trattava perciò di affrontarte il tema del buon cittadino, dei suoi diritti e dei suoi doveri. Tra questi autori, spicca il nome di Protagora, un prototipo del pensatore laico, che rifiutò la visione teologica e divina per sostenere che “di tutte le cose è misura l’uomo“: si tratta ripartire dalle esigenze dell’uomo, perchè le divinità non risolvono i suoi problemi, e le necessità impongono una educazione filosofica politica rivolta a ogni membro della comunità.

Questa posizione nel corso degli anni arriverà fino al relativismo dei valori e delle posizioni, con GorgiaProdico, Ippia, Trasimaco…). Gorgia si concentrerà sul valore assoluto della parola persuasiva, che lo porterà ad affermare che “nulla è” essendo tutto un inganno retorico. Insomma, le intenzioni nobili di Protagora e dei sofisti finiranno per degenerare nel loro esatto opposto, producendo una grande confusione nella polis e una dispersione del senso filosofico. Ci penserà Socrate, col suo avvento e il suo occhio teoretico, a voltare pagina e inaugurare un nuovo orizzonte filosofico, culturale e spirituale, che veicolerà la storia occidentale per millenni.