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Le rivelazioni di Wikileaks e i rischi per gli equilibri internazionali (parte seconda)

La diplomazia USA è messa a nudo dal celebre sito, che sta evidenziando in queste ore come nell'era di Internet sia necessario superare l'ambiguità tra immagine e realtà



La mia idea è che, se l’azione è rappresentata dalla stipula di patti bilaterali, di interventi miltiari, delle decisioni deliberate dalle Nazioni Unite e da altri organismi, il pensiero è rappresentato dall’attività delle intelligence nazionali e degli istituti e delle agenzie di indagine investigativa. Per questo, tale “pensiero”, come vorrebbe il buonsenso e come è stabilito dalle loro stesse competenze e ragion d’essere, dovre essere “inattaccabile”, “inesplorabile” e assolutamente “inaccessibile”. Il loro valore risiede in ciò, come per il nostro pensiero: se una persona riuscisse a sapere cosa penso realmente di certe cose che riguardano lui/lei, non potrei biasimarlo se dal quel momento cambierà comportamento nei miei confronti, e paradossalmente lui/lei non dovrebbe biasimare me, perchè una persona matura dovrebbe sapere (per esperienza e intelligenza) che ogni relazione sociale (e soprattutto ogni struttura di potere) si fonda su un buon margine di ipocrisia.

Ora quel pensiero è stato violato, e certamente non se ne può fare una colpa alla Wikileaks, anzi! Se è violabile, è bene che sia stato violato, perchè questo mette in evidenza i limiti e la debolezza delle istituzioni, a rischio e pericolo dell’intera società civile.
D’altronde, che cos’è che è emerso? Si tratta di una rete di idee e considerazioni che nella maggior parte delle popolazioni mondiali circolano liberamente, come che Berlusconi sia una persona imbarazzante e poco affidabile, Gheddafi un ipocondriaco, Sarkozy un leader a cui piacerebbe avere più potere di quello che ha. Questo orizzonte simbolico fatto di idee e convinzioni è l’apparato simbolico nel quale tutti noi risiediamo, senza che possiamo osservarlo o comprenderlo appieno in quanto circonda il nostro agire e determina il nostro pensiero; è il Grande Altro di cui ci parlano Lacan e dopo di lui Zizek, che rintracciava nel film Matrix l’esempio più efficace di cosa possa essere questo ordine simbolico che ci anticipa e pre-determina.

Ecco, le indiscrezioni di Wikileakes ci mettono davanti agli occhi “il vero mondo”, cioè la natura reale della politica internazionale, lo spazio al di là della retorica televisiva; ma, al contrario di Matrix, in fondo si tratta di una realtà che tutti avremmo potuto ammettere, ma che preferivamo escludere dalla nostra coscienza.
Ora, internet ha dimostrato come tutto l’apparato cognitivo e esistenziale sia stato coinvolto nella trasformazione antropologica determinata dalla Rete (come evidenzia Manuel Castells): questi ultimi fatti, evidenziano come non ci sia più spazio, nell’epoca di Internet, di ciò che “è dietro”, ovvero le regole decise nelle stanze dei bottoni poste in un altrove assoluto dalla possibilità di accesso. Si tratta del superamento del binomio realtà sociale/dinamiche di controllo, microcosmo/leviatano tardo-capitalista, immagine del politico/ragioni profonde e profilo autentico: internet distrugge questa duplicità, anche se spesso a vantaggio dell’immagine e perciò della simulazione come afferma Baudrillard quando teorizza il simulacro. Superata la dicotomia, tutto è reso accessibile, e il pericolo che corriamo in queste ore e accorgerci (finalmente e purtroppo) che le istituzioni politiche e i nostri governanti non sono più adeguati a questo nuovo scenario.