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Mario Pezzella: Estetica del cinema

A oltre un secolo dalla sua nascita, il cinema è da sempre costante fonte di riflessione filosofica; Il Mulino ripubblica un volume dedicato all'estetica della settima arte

Il cinema è stata considerata unanimamente come l’arte tipica della modernità, la modalità espressiva più in linea con la vita metropolitana sorta con i grandi agglomerati urbani, il cui ritmo ben rfiletteva le nuove tempistiche del lavoro in fabbrica. Il suo potere di fascinazione è stato sfruttato dal sistema sociale per offrire alle masse degli efficaci prodotti di divertimento, nonchè di promozione dei valori sui quali si basava.

Oltre a questo, però, la settima arte ha comportato una radicale svolta per l’estetica e la teoria dell’arte, come sapeva bene Walter Benjamin che sottolineava ne L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica del 1936 come una idea classica di arte fosse ormai al tramonto, e che fossero necessarie nuove categorie per indagare a fondo le specificità dell’arte del Novecento, così intrisa di tecnica e politica.

All’interno della collana Lessico dell’estetica, diretta da Remo Bodei, l’editore Il Mulino ripubblica un testo del 1996 dal titolo Estetica del cinema, una guida agevole, breve ma densa per introdursi nello studio delle problematiche proprie dell’arte cinematografica. Questa nuova edizione si presenta al lettore aggiornata oltre che sullo stato delle più recenti correnti di studio sul cinema, anche di una filmografia come utile strumento di riscontro dell’argomentazione dell’autore.

L’autore è Mario Pezzella, professore di Estetica presso la Normale di Pisa, ed ha dedicato numerosi studi al cinema e alla società dello spettacolo. In questo testo, Pezzella attraversa un ventaglio incredibile di temi strettamente connessi al cinema, dalla questione della corrispondenza fotografico-mimetica col reale, al suo estremo opposto, ovvero l’ascesa e il trionfo del cinema fantastico e spettacolare; e grande attenzione è riservata anche alla riflessione sui mezzi di cui il cinema si avvale, dall’inquadratura al montaggio, che hanno ispirato le teorie più importanti dello scorso secolo, da quelle di Bela Balàzs a quelle di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, per arrivare al pensiero di Gilles Deleuze, il pensatore che negli anni ‘80 introdusse un nuovo modo di mettere in relazione cinema e filosofia.

Pezzella non commette l’errore molto diffuso nel suo settore di trascurare dei referenti concreti tra i registi, soprattutto perchè come nel già citato Ejzenštejn e in Pasolini le due figure vanno a coincidere. Ma anche grandi classici come Murnau, Welles, Hitchcock trovano spazio nel volume, basti pensare che esso si conclude con due “Esempi di analisi”, una sorta di applicazione dell’apparato teoretico e concettuale, dedicati a Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl e Fitzcarraldo di Werner Herzog.