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Pietro Montani: L'immaginazione intermediale

Un grande studioso di estetica, cinema e nuove tecnologie torna a riflettere sul rapporto tra immagine, realtà e testimonianza

Nell’odierno orizzonte massmediale, e nell’attuale trionfo della società della spettacolarizzazione, la pratica della creazione ininterrotta di simulacri e di simulazioni elettroniche e digitali tocca la nostra esperienza quotidiana fin nel profondo, a partire cioè dalle esperienze più semplici e frequenti. La domanda è se dovremmo abbandonarci nichilisticamente all’indistinzione di realtà e spettacolo, e se veramente il reale fenomenologicamente inteso sia andato totalmente perduto, perchè assorbito dalle regole della tencica. Oppure, c’è la possibilità di assumere un approccio di analisi nuovo, in grado di comprendere a fondo la contemporaneità, per ristabilire i criteri necessari a ricomprendere il rapporto tra fantasia e realtà? E in tutto ciò, l’arte che ruolo assume?

A questi giganteschi interrogativi, essenziali nella riflessione filosofico-estetica della contemporaneità, Pietro Montani tenta di rispondere sviluppando le sue acute riflessioni all’interno del libro L’immaginazione intermediale. Perlustrare, rifigurare, testimoniare il mondo visibile, edito dalla Laterza e in libreria da circa un mese. Pietro Montani è professore ordinario di Estetica all’Università Sapienza di Roma, e da decenni si occupa di estetica cinematografica e di teoria dei linguaggi multimediali. In questo pregnante saggio, Montani promuove un approccio “intermediale”, ovvero l’unica soluzione critica di indagine che attraversi l’ontologia delle varie modalità di immagine, e perciò capace di fare ordine all’interno del dibattito relativo a simulacri e realtà. Sostiene l’autore “non il rapporto immagine-mondo, bensì il rapporto tra i diversi dispositivi dell’immaginario tecnologico“, inaugurando quella che viene definita, appunto, “immaginazione intermediale“.

Per compiere questo percorso, Montani apre il libro facendo riferimento a un fatto terribile dimenticato troppo presto, che per l’autore rappresenta un caso esemplare per comprendere l’intreccio tra comunicazione televisiva e istanza testimoniale dell’immagine, ovvero il massacro nella scuola di Beslan, avvenuto nel 2004. L’impegno testimoniale e la prestazione referenziale si intrecciano, e testimoniare significa fare riferimento a quell’alterità assoluta che si sottrae da ogni specifico e determianto medium, e che resta il referente ultimo della pratica intermediale.

In maniera ancora più incisiva, le tesi di Montani emergono nel corso del libro attraverso i vari film analizzati, proprio perchè il cinema contemporaneo ci offre gli esempi più convincenti dell’immaginazione intermediale: vengono analizzati e interpretati secondo tale ottica Nella valle di Elah, Funny Games, Grizzly Man, Buongiorno, notte, Le 5 variazioni e Redacted, oltre a molti altri titoli citati.

Un testo decisivo per tentare un approccio nuovo alla comprensione del rapporto tra vita e immagine, intesa nella sua rielaborazione multimediale e elettronica; un validissimo contributo per superare le usurate tesi postmoderniste legate alla rinuncia del valore etico dell’arte e dell’immagine, e che rivendica la centralità che l’istanza testimoniale deve continuare a mantenere soprattutto oggi.