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Alberto Caracciolo: Nulla religioso e imperativo dell'eterno

Il Melangolo ripropone la raccolta di "Studi di etica e di poetica" di uno dei più grandi filosofi italiani della seconda metà dello scorso secolo

Il triste destino delle menti più brillanti della nostra epoca, che hanno segnato la storia culturale del nostro paese nella seconda metà del XX secolo, è quello di venire spesso trascurati o dimenticati. Considerando quale sia il tenore culturale e intellettuale nel nostro paese da 30 anni a questa parte, probabilmente venire trascurati e misconosciuti dalla massa potrebbe rivelarsi paradossalmente motivo di legittimazione e prestigio; resta il fatto che alcuni giganti della storia del pensiero contemporaneo meriterebbero ben maggiore considerazione.

Questo è il caso di uno dei maggiori filosofi italiani del Novecento, ovvero Alberto Caracciolo, pensatore italiano tra i più influenti e riconosciuti dal mondo accademico, professore ordinario per molti anni di Estetica, di Filosofia della religione e Filosofia teoretica presso l’Università di Genova. L’indagine filosofia di Caracciolo è stata determinante nell’ambito della filosofia della religione, che trovava nella sua opera diverse occasioni di sovrapposizione e confronto con la saggistica riferita alla letteratura e alla poesia.
Nato nel 1918 in provincia di Verona, Caracciolo attraversò l’intero secolo passando attraverso la tragedia della guerra, e partecipando attivamente alla Resistenza antifascista; morì nel 1990 continuando a lavorare assiduamente fino alla sua scomparsa, lasciandoci come ultima produzione della sua mirabile speculazione Nulla religioso e imperativo dell’eterno. Studi di etica e di poetica.

Il Melangolo, a distanza di venti anni della morte del filosofo, rende a lui omaggio ripubblicando il volume in una nuova edizione di grande prestigio. Non si tratta di un libro dei tanti della sua opera, ma di una sorta di compendio, un’opera fitta di temi e riferimenti utilissimi per introdursi nella sua riflessione e al contempo affascinante per la vastità degli ambiti toccati: dalla poesia del Leopardi alla filosofia agostiniana, da Jaspers al testo biblico, dalla filosofia greca a quella tedesca moderna…

Il tema dominante, che poi è l’ambito nel quale si incontrano per Caracciolo poesia, filosofia, religione e etica, è quello della Trascendenza:

Che la Trascendenza non sia formale astrattezza, ma concretamente sia, lo testimonia il frutto della sua presenza nell’intimo dell’uomo. Se l’uomo non vive chiuso entro i “moenia mundi”, serrato - nell’immaginazione nel pensiero nella volontà - entro le strutture costitutive di questo, cieco e sordo a ogni alterità […] ciò accade perchè Qualcosa di estremamente concreto e reale è in lui

Insomma, Caracciolo riflette sulle specificità ontologiche dello “spazio religioso” che per sua essenza è spazio del Nulla, imperativo dell’eterno, ambito paradossale dove Dio, Libertà e Vuoto assoluto si incontrano segnando l’orizzonte della vita umana. Le assonanze con la filosofia heideggeriana, centrale fin dalla giovinezza, è evidente, ma soprattutto in Caracciolo la religione stessa ne risulta ricompresa come filosofia vera e propria, perchè come la filosofia ambisce alla Trascendenza e come essa è relativa a una precisa attività strutturalmente propria alla coscienza. Tutti questi argomenti Caracciolo li aveva affrontati nelle sue più celebri pubblicazioni, come La religione come struttura e come modo autonomo della coscienza (1966), e Religione ed eticità. Studi di filosofia della religione (1971).

Nulla religioso e imperativo dell’eterno è un libro che sancisce un’intera esistenza dedicata alla ricerca e alla riflessione, che però rinuncia a qualsiasi rigidità analitica per lanciarsi in percorsi intriganti e affascinanti, testimonianza finale di quella libertà infinita che aveva accompagnato Caracciolo per tutta la vita.