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Erinni postmoderne nella Città Eterna (parte prima)

Cosa si nasconde nell'esplosione di violenza incontrollata che ha travolto la capitale? E' facilmente liquidabile come l'ennesima manifestazione di mero teppismo?



Ho evitato di raggiungere il centro storico nel pomeriggio, perchè ero in costante aggiornamento sulla grave situazione della guerriglia scatenatasi tra le vie principali di Roma; ci sono passato in serata, quando la calma si era ormai ristabilita, ma le strade testimoniavano ancora della follia del pomeriggio. A piazzale Flaminio, i cassonetti divelti e rovesciati erano stati lasciati lì senza essere rimossi, e sul lungotevere gli scheletri di alcune automobili bruciate sono come corpi inermi ancora carichi di tensione, allegorie della furia distruttrice che si è abbattuta oggi sulla capitale.

Camminando per Corso Vittorio e nei pressi dell’Isola Tiberina, e passando con la macchina per il Muro Torto, la sensazione effettiva di pace e calma aveva qualcosa di insolito; come sempre durante la settimana, di sera non si tratta di strade molto traffiicate o animate da persone, considerando anche il freddo glaciale. Ma osservando la mia città, scrutandone i volti delle palazzine e dei monumenti, e poi girando la testa puntando gli occhi sulle macerie e i resti degli scontri, è stato come se essa avesse acquisito una dimensione differente. Passeggiando, avevo la sensazione a pelle di vivere in uno stato di tensione, ho provato la forte impressione della catastrofe prossima ventura, e mi sono detto: “…cavolo…ci siamo…”. Come quando si è al cospetto della storia, si tratta di qualcosa di difficilmente spiegabile: ti guardi attorno, vedi la tua città, il tuo ambiente e provi una continuità tra te e esso mai provata prima, come se fosse pronto a fare da teatro al destino terribile che si va definendo per tutti. Ecco, è come recuperare paradossalmente un senso di appartenenza davanti alla catastrofe.

I Black Bloc come le Erinni si sono avventate nel regno della cristianità mondiale, e più strategicamente per Via del Corso e Via del Babbuino, icone nazionali del radical chic e del consumismo alto-borghese, coi suoi negozi sofisticati e le banche. Le Erinni emerse dall’asfalto metropolitano. Infatti i Black Bloc non sono sempre gli stessi, e non hanno filiazioni di partito o ideologiche. Io aggiungerei: col volto coperto, e con le loro particolari modalità di organizzazione, non mi sembrano neanche soggetti ben definibili. Sono esseri mitologici, interpellati di volta in volta dalle circostanze storico-sociali, che giungono a portare il caos per mettere alla prova le istituzioni e il potere pubblico.

Così come, nell’Orestea di Eschilo le Erinni, divinità ctonie appartenenti alla terra, venivano controllate da Atena che le sconfigge con un tribunale, mandandole nelle caverne di Ogige nel sottosuolo della Polis (ma senza eliminarle), così le Erinni postmoderne vestite da Black Bloc riemergono esprimendo quel potenziale di aggressività e violenza che l’ordine costituito ha tentato di repimere a lungo. Credo sia significativo come un eccesso di violenza si sia verificato proprio nella Città Sacra, perchè il cristianesimo è stato un modello culturale volto al contenimento delle forze naturali e pulsionali antropologiche. La bella sembianza della città si è spaccata per far emergere l’inferno, il fuoco, la furia; è la messa in scena della violenza, a cui l’uomo tenta di tenersi distante attraverso elaborazioni culturali che ne screditano il significato e l’importanza.

Parte seconda