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Erinni postmoderne nella Città Eterna (parte seconda)

Cosa si nasconde nell'esplosione di violenza incontrollata che ha travolto la capitale? E' facilmente liquidabile come l'ennesima manifestazione di mero teppismo?



Formule quali “la violenza è sempre sbagliata”, “essere contro la violenza”, “i violenti vanno isolati” ecc. sono l’effetto di quelle elaborazioni, procedure retoriche che il potere costituito ha adottato per frenare la forza propulsiva che necessita sempre e comunque di una qualche valvola di sfogo. Davanti al rigore delle istituzioni e del potere ufficiale, questo spirito selvaggio e animalesco urla la volontà di esplodere. Dopo la “fine delle grandi narrazioni”, e perciò la conclusione della stagione delle passioni politiche e ideologiche, si è cercato di investire quel potenziale di furore in comportamenti determinati e controllati, quali il consumo di droghe e la logica dell’edonismo tipiche degli anni ‘80. Oggi, però, questo non basta, perchè, soprattutto nel nostro paese, sono mutati gli equilibri: la giustizia, il diritto, il raziocinio non servono neanche più a frenare le pulsioni, la libido, le manie e le perversioni di coloro stessi i quali dovrebbero rappresentare tali entità ed esserne fautori. Il pathos, il caos si è impadronito anche delle stanze del potere, e a questo fatto non si risponde dialetticamente (come si dovrebbe) con l’ordine e la seggezza di una proposta rigorosa, ma con una risposta ancora più violenta fino allo scontro totale. Per questo la violenza aveva più senso negli anni ‘70, perchè essa rispondeva dialetticamente a una classe politica che, per quanto criminale al pari della presente, manteneva per lo meno un decoro e una rigidità reazionaria.

Insomma, si tratta della risposta ingenua di chi si affida a una logica che riflette quella del potere dominante che intende combattere, e perciò reiterandone il potere? forse…ma come dicevo, è in questione anche il signficiato stesso della violenza. Non è vero che la violenza è sempre un male, ma è bensì un male crederlo, perchè questa formula si è talmente radicata in noi che siamo giunti a una effettiva e assoluta repulsione della violenza, e tale traguardo è stato conseguito a tutto vantaggio dell’ordine vigente che ha avuto gioco facile a gestire il potere a proprio piacimento.

Stiamo assistendo alla rimersione delle divinità del rancore e della violenza, che hanno già invaso le vie piene di vetrine alla vigilia di Natale, ribadendo la loro inevitabile e ineliminabile presenza; possono solo acquietarsi, ma torneranno e riporteranno il disordine nel nostro ordine carico di tensione. Ciò accadrà fino a quando non capiremo che la violenza è connaturata all’uomo e può essere anche uno strumento nobile quando necessario, soprattutto perchè veicolarla in un contesto socio-politico piuttosto che nell’ambito dell’agonismo sportivo è già un traguardo importante. La violenza va ripudiata, per essere però ricompresa nella sua natura intima senza l’ingenuità di credere di poterla sopprimere. E a quel punto va “investita” gelosamente e con attenzione, indirizzata per bene contro coloro che astutamente l’hanno repressa per i loro interessi, e magari l’hanno fatta volgere contro i più deboli.