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Jospeh Roth: L'Anticristo

Le immagini della catastrofe di un grande scrittore ebreo negli anni dell'ascesa del nazismo

E’ il 1934. La bestia nazista dilagava impossessandosi gradualmente del cuore e dello spirito della popolazione germanica, pronta a estendere il proprio dominio sulle altre nazioni d’Europa. Molti cittadini di religione ebraica furono costretti a esiliare, e le opere di alcuni grandi scrittori e intellettuali furono date alle fiamme. Questo fu il destino di Joseph Roth, scrittore, saggista e giornalista austriaco di origina ebraica, vittima della persecuzione nazista.

La testimonianza delle sorti dell’Europa e della sua millenaria cultura fu vissuta da Roth con profondo coinvolgimento e struggimento; lontano dalla terra dove era nato, pubblicò le sue opere tra la Francia e i molti paesi nei quali ha viaggiato; tra queste, romanzi e novelle indimenticabili come La leggenda del santo bevitore e La cripta dei cappuccini , il primo divenuto celebre in Italia per una trasposizione cinematografica del regista Ermanno Olmi.

Dalla produzione dello scrittore austriaco, per molto tempo è stato trascurato uno dei suoi ultimi scritti, un’opera fondamentale in realtà per comprendere lo stato d’animo dell’autore dinanzi alle immagini delle catastrofi della modernità. Si tratta de L’Anticristo, un libro difficilmente definibile e riconducibile a un determinato genere: tra saggio filosofico e romanzo, tra reportage e diario, si tratta di una sorta di testamento spirituale di Roth, denso di angoscia e terrore nei confronti dell’avvenire del mondo.

L’Anticristo è un’opera che è rimasta misconosciuta per diversi decenni, inedita in Italia e di difficile reperibilità anche in lingua tedesca; meritevole è stata la decisione di Editori Riuniti di tradurlo e pubblicarlo all’interno della collana Asce, dedicata a scritti rari e ancora mai tradotti in italiano di classici della letteratura (tra cui Proust, Dumas e Tolstoj).

Roth guarda nel mondo a lui contemporaneo i segnali della catastrofe, e come Giovanni a Patmos trascrive le visioni dell’Apocalisse: tra resoconto effettivo fortemente legato alla storia e viaggio onirico fuori dal tempo, il libro di Roth è una spirale di impressioni, idee, riflessioni e ammonimenti, che tolgono il respiro per la crudezza e il ritmo trascinante.

Ovviamente, il titolo del libro fa riecheggiare il nome di uno dei padri della modernità, ovvero Fredrich Nietzsche, col paradosso che Nietzsche fu (seppur ingiustamente) assunto come uno dei tutori della cultura nazionalista tedesca, e che soprattutto il suo Anticristo era un tentativo di superare la tradizione platonico-cristiana per un’emancipazione del corpo e un superamento dei vecchi valori. Invece, per Roth l’Anticristo incarna in sè numerose caratterizzazioni dell’epoca moderna, spesso anche apparentemente lontane tra loro. L’Anticristo di Roth ha molte facce, quella della rivoluzione sovietica, quella dell’antisemitismo e del nazismo, quella persino della società dei consumi americana, la “patria delle ombre” di Hollywood dove gli uomini sono stati svuotati dell’anima e sono divenuti mere apparenze senza spirito. In questa prospettiva, la posizione dura e radicale dello scrittore, nonché la sua infinita angoscia, è giustificata dall’esperienza vissuta in prima persona dell’Anticristo, e somiglia per molti aspetti alla riflessione degli autori della Scuola di Francoforte come Adorno e Horkheimer, fuggiti in America dove anche loro furono testimoni del trionfo del capitalismo.

L’Europa agli occhi di Roth è un continente destinato alla disgrazia, perchè al Dio giudaico-cristiano ha preferito il “Dio di Ferro”, il dio delle macchine e della guerra che ha sostituito la Giustizia divina e il vero Dio: una posizione perciò per molti versi antitetica a quella di Nietzsche, ed è comunque affascinante affiancare i due testi dallo stesso titolo. Per Roth è indubbio che l’avvento dell’Anticristo sia un annuncio di sventura, e l’intenzione profetica del suo libro e dichiarata in prima persona nell’incipit:

L’Anticristo è venuto: travestito in modo tale che noi, noi che siamo abituati ad attenderlo da anni, non lo riconosciamo. E già abita in mezzo a noi, in noi stessi. E su di noi grava l’ombra pesante delle sue ignobili ali. E già ardiamo nella gelida brace dei suoi occhi infernali. Alle nostre gole ignare si avvicinano ormai le sue mani, pronte allo strangolamento. E già lambisce il nostro mondo cn la sua lingua blasfema e incendiaria. E già solleva i suoi piedi infuocati per metterli sui tetti deboli e facilmente infiammabili delle nostre case. E’ da tanto che sparge veleno nelle anime innocenti dei nostri bambini. Ma noi non ce ne accorgiamo!

E dovremmo aggiungere come non ce ne accorgiamo nemmeno oggi! Un libro per riflettere sulla storia, ma anche sul Male e sul nostro presente, una testimonianza estrema di un sofisticato e fine intellettuale.