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Antonio Orabona: Il Grande Ottocento Russo

Viaggio attraverso una delle più prestigiose e affascinanti culture filosofiche e letterarie della storia

Dove finisce la narrativa e la letteratura e inizia la filosofia? Domanda molto profonda e più complessa di quanto si possa pensare, anche perchè presupporrebbe la possibilità di discernere nettamente gli scrittori dai filosofi.
Quando però ci troviamo dinanzi a delle colonne portanti della cultura di ogni tempo come Tolstoj e Dostoevskij, siamo poi in condizione di escluderli nettamente dall’alveo della storia della filosofia?

Questi quesiti possono guidarci nella lettura del bel libro pubblicato da Zona editrice dal titolo Il grande Ottocento Russo. Filosofi, filosofie, narratori da Puskin a Razonov, di Antonio Orabona. Il titolo evidenzia subito il problema posto in apertura: filosofi? o sarebbe meglio parlare di “filosofie” di cui si sono fatti interpreti intellettuali, scrittori, pensatori nel corso di un intero secolo? Soprattutto se il contesto è quello della grande Russia Ottocentesca, che ha prodotto una delle stagioni più floride della letteratura mondiale. Infatti gli ultimi decenni della Russia zarista ha ancora oggi un fascino particolare, caratterizzata da un lato dagli eventi storici che l’ha vista protagonista nel corso dell’epopea napoleonica, con i salotti aristocratici e i fasti della nobiltà, ma soprattutto dall’altro lato l’orizzonte suburbano tipicamente moderno con la bassa e bassissima borghesia, fatto di miseria, stenti, bohémien faccia a faccia con l’insensatezza della vita e i dubbi atroci dell’esistenza. E’ d’altronde il paesaggio ideale dei personaggi dostoevskijani, dei loro interrogativi sul senso del mondo e sull’esistenza di Dio, tra banditi, assassini e scene di delinquenza.
Come racconta I demoni, si tratta dell’epoca dei Nighilisti russi, ovvero i pionieri dei rivoluzionari che agli inizi del Novecento apriranno una fase nuova della storia della Russia e non solo, e che tradurranno quella dimensione spirituale in una prassi effettiva e nell’azione politica.
E poi c’era la campagna sterminata alla quale Tolstoj si dedicherà per buona parte della sua vita, in una sorta di ascetismo dalla frenesia della modernità dilagante, col suo sterminato amore per l’uomo e la vita.

Il testo è diviso in maniera analitica per autori, anche perchè il linguaggio e la struttura del libro è molto divulgativa e antologica, nonché descrittiva. Per ogni autore, Orabona spende diverse pagine di descrizione biografica relative anche alla relativa produzione bibliografica, visto che alcuni nomi sono certo poco conosciuti ai più qui in Italia (da Caadaev, al poeta Nekrasov, da Korolenko a Pisemskij ). Poi ci sono i mostri sacri, a partire da Puskin, col quale viene aperto il libro e al quale sono dedicate diverse pagine, Lermontov, Gogol, Solovev per arrivare a Cechov. I nomi sono molti, e ciò che ne emerge è un affresco completo dello scenario intellettuale e culturale della Russia ottocentesca, dalla religione, all’arte, alla filosofia.
Il grandioso Ottocento Russo è un ‘opera certamente rara, nel senso che per la prima volta viene fatto il punto in maniera così dettagliata della storia del pensiero russo del XIX sec. Da segnalare l’introduzione di Gianni Carchia, dal titolo L’Europa, la modernità e l’esperienza letteraria russa.