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Filosofia del Poker

Il successo del Poker è nella sua natura "relazionale" e nel modo in cui alcune delle specificità umane entrano in gioco



Negli ultimi anni, complice la diffusione di determinate formule online che hanno impazzato e trasmissioni televisive dedicate ad esso, abbiamo assistito alla rinascita di un profondo interesse (specie tra i giovani generazioni) per il gioco di carte per eccellenza del Poker.

In cosa risiede il successo immortale del Poker? Come riesce a affascinare, intrigare e resistere nel corso dei secoli, senza mai perdere il suo potere sull’immaginario e la sensibilità dei giocatori? Come riesce a coinvolgere persone appartenenti a età e condizioni sociali di ogni tipo? Per quanto Arthur Schopenhauer detestasse i giochi di carte ritenendoli avvilenti, la riflessione filosofica può aiutarci nell’analisi di alcuni dei caratteri più significativi del meccanismo del gioco in diverse sue fasi; anche perchè, se è vero che solitamente è il gioco degli scacchi a incarnare la dimensione riflessiva propria della speculazione teorica, il Poker però contribuisce maggiormente nell’ambito emozionale, fisico e nervoso, trovandosi più a suo agio nella sfera della comprensione fenomenologica.

La caratteristica del Poker è quello della semplicità: regole poco complesse, che proprio per questo però lasciano ampio spazio nel gioco alla simulazione, al lato psicologico e alla strategia. Il gioco infatti verte non tanto sull’effettivo “punto”, quanto sulla capacità di convincere l’altro di qualcosa di diverso di ciò che realmente è (un punto più basso, o un punto più alto). Questo fa del Poker un gioco più relazionale degli altri: tutti i giochi agonistici, specie quelli di carte, sono relazionali, ovvero hanno senso solo nella relazione con l’altro. Ma nel Poker questa funzione è determinante: il punto non basta a garantire la partita, ciò che conta è il gioco in sé, fatto di intuizione, percezione dell’atmosfera, interpretazione del pensiero altrui.

Per questo, il paradosso del Poker è nel fatto che le carte divengono un mero strumento o pretesto, rispetto a una pratica che riconduce i giocatori alle condizioni più intrinsecamente antropologiche del loro comportamento: la mimica, la capacità di frenare le proprie passioni, l’astuzia, il coraggio… tutti elementi tipici del comportamento umano fin dalle origini della sua evoluzione, in quanto tutti mezzi a lui necessari per la sopravvivenza. Il gioco, la sua bellezza, l’emozione che ne emerge sono dati dalla tensione e dal continuo scontro tra queste diverse specificità umane, e la partita determina quale di esse trionfa sulle altre.