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Le tensioni in Egitto tra copti e musulmani: riflessioni sul rapporto tra religioni (parte prima)

La strage di Alessandria ha rimesso in evidenza i problemi del rapporto tra divergenti fedi confessionali, soprattutto per quelle concezioni che non possono non condurre alla violenza



La strage avvenuta la notte di Capodanno per mano degli integralisti islamici, ai danni della comunità copta egiziana, ha fatto conoscere a molti una realtà confessionale spesso trascurata e sconosciuta. La chiesa copta è diffusa in Africa, specie in Egitto, tanto che la guida spirituale riconosciuta è il patriarca di Alessandria.
Si tratta di un culto ortodosso, per questo motivo nelle ultime ore è cresciuta la tensione in attesa dello scoccare della mezzanotte e dell’avvento del Capodanno Ortodosso che sarà salutato dai fedeli con funzioni liturgiche e rituali tipiche e specifiche della loro confessione.

La storia dei copti è complessa, come complessi sono i rapporti intrattenuto con la Chiesa Romana e il Vaticano nel corso dei secoli. Seppur riconosciuta dal Papa, tanto che negli ultimi giorni i vescovi e le autorità del Vaticano hanno insisitito affinchè le atrocità e le stragi nei confronti di tutti i cristiani cessino il prima possibile, la chiesa copta ha vissuto frequentemente momenti di distinzione forte e di distanza dal culto ufficiale cristiano-cattolico, come d’altronde è da sempre per la tradizione ortodossa. Quello copto è un cristianesimo radicale, fortemente radicato nella ritualità, nelle cerimonie molto appariscenti, addirittura nel vestiario e nelle modalità di comportamento (per esempio i tatuaggi delle croci e dei volti di Cristo sui dorsi delle mani).

E’ un cristianesimo “orientale”, intriso di misticismo e cultura araba (inutile stupirsi: molti “cristianesimi” diffusi nelle provincie del Sud Italia sono di tale natura); si tratta del “ponte” di comunione e amicizia tra i due universi, quello occidentale e quello orientale. Per questo, attaccare loro ha un valore simbolico determinante e di grande gravità; anche perchè il rapporto tra musulmani e copti in Egitto è sempre stato un modello di convivenza pacifica tra diverse fedi religiose. Venendo meno questo equilibrio, diviene evidente una frattura sempre più profonda che mette in discussione ogni possibilità di cosmopolitismo e accettazione dell’altro.
Certo, loro si fanno saltare in aria davanti a una chiesa nel corso di una messa, ma ricordiamoci che qualche mese fa in Svizzera è stato deciso (dalla tanto osannata e invidiata “democrazia diretta”) di vietare la costruzione di nuovi minareti, insistendo molto sul problema della garanzia dell’identità cristiana dell’occidente. Ebbene, il mondo arabo dovrebbe insistere per garantire la propria identità musulmana nelle loro aree?

Parte seconda