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Georg Simmel: Denaro e vita

La funzione determinante del denaro per la definizione della nostra esistenza privata e collettiva; un libro di Mimesis raccoglie le idee del grande sociologo

Oggi potrebbe sembrare una banalità evidenziare la funzione determinante e essenziale che ha il denaro nella nostra esistenza, privata e collettiva. Nel corso dell’Ottocento però, con l’avvento della Rivoluzione industriale e della società di massa, solo le menti più lungimiranti e intuitive riuscirono a carpire lo stravolgimento di costumi e modalità di comportamento dovuto al ruolo che il denaro stava assumendo. Una di queste menti era senz’altro quella di Georg Simmel, filosofo e sociologo tedesco vissuto nella seconda metà del XIX secolo; Simmel, anticipando di decine di anni la sociologia della Scuola di Francoforte, e cogliendo la matrice profonda di un mondo che nella contemporaneità si sarebbe realizzato in maniera compiuta, denunciò la crisi e la deriva della vita e degli spazi sociali per un dominio dell’individualismo e dell’egoismo; questo è il risultato dell’organizzazione imposta dalle nuove condizioni sociali, determinate dalla cultura industriale, basata sulla divisione del lavoro, la competizione accanita e l’assetto urbanistico che isola gli individui piuttosto che metterli in contatto.

Questo processo che fa della vita metropolitana uno snaturamento dell’umano, dominante nell’Ottocento ma che si sarebbe radicalizzato nel secolo successivo, è reso possibile dal “denaro”, lo strumento razionale di esclusione dei valori, che traduce la qualità in quantità, che conduce alla livellazione impersonale; il denaro diviene così responsabile della “staticizzazione” della vita, imponendo schemi e modelli svilenti per la cultura e per l’esistenza soggettiva, ricondotta forzatamente all’identità.

Questo è l’argomento del recente volume pubblicato da Mimesis nella collana “volti”, ovvero Denaro e vita. Senso e forme dell’esistere che raccoglie una serie di scritti e saggi di Simmel attorno al tema dominante del ruolo del denaro. Il libro è curato da Francesco Mora, esperto di Simmel e studioso di filosofia tedesca, attualmente professore all’Università di Venezia. Nella sua ampia Introduzione, Mora spiega accuratamente il rapporto tra dinamiche sociali e denaro:

…per Simmel il denaro è l’origine e la causa della depersonalizzazione e dell’estraneità dell’uomo moderno sia a livello sociale che a livello individuale; infatti, l’unica qualità che definisce il denaro e lo caratterizza in quanto tale consiste unicamente nella quantità, ossia nella pura impersonalità che si manifesta con tutta la sua potenza negli scambi monetari. Impersonalità, imparzialità, neutralità sono le non-qualità che caratterizzano il denaro come grandezza esclusivamente quantitativa; esso evita la guerra guerreggiata ma innesca un conflitto astratto e dialettico che non porta alla morte ma alla povertà e alla sottomissione economica e culturale se non alla schiavitù degli uomini e dei popoli sconfitti.

Tra i saggi che compongono il volume, Il denaro nella cultura moderna, Il significato del denaro per il ritmo della vita e Denaro e alimentazione, tutti indicativi su questo ordine di problemi e sulla funzione plasmatrice che ha il denaro nell’orizzonte della modernità; il pensiero e l’interpretazione sociologica simmeliana resta terribilmente attuale, anzi stupisce la lungimiranza di alcune riflessioni e la percezione del mutamento. Scrive infatti Simmel, negli ultimi anni della sua vita, all’indomani della Grande Guerra:

Ciò che ci ha scosso nei primi giorni di guerra, al di là del pericolo che incombeva su ciascuno, della preoccupazione e della mobilitazione di tutte le forze in campo, fu certamente quello di aver sperimentato un complesso cambiamento nella storia del mondo. Abbiamo percepito un certo impulso fisico in una nuova direzione, il cui scopo come pure i contenuti stanno in un’inaccessibile oscurità, ma dalla quale soffia verso di noi l vento del nuovo mondo. Quell’oscurità sul futuro dell’Europa non si è di certo rischiarata, ma è diventata al contrario più fitta e inquietante. Solo questo possiamo dire del futuro: l’istante presente impone cambiamenti di pensiero e nuove richieste che, per il fatto di essere affrontate, costituiscono un elemento nella formazione di questo stesso futuro.

Ovviamente l’augurio di Simmel resterà inascoltato, e sarà il collega Theodor Adorno a mettere in luce la continuità tra società massificata e campi di sterminio nazisti, apice della degenerazione della modernità. Denaro e vita è perciò un testo affascinante, che ancora oggi riesce a comprendere caratteri e condizioni che avvinghiano le nostre vite da ormai più di un secolo, dove il denaro è ben più di un mero mezzo di scambio, quanto un vettore di definizione esistenziale.