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Silvio Ceccato (1914-1997)

Il filosofo che cercava la felicità attraverso le macchine.

La persona che portò la “cibernetica” in Italia non fu un ingegnere o un professore universitario, ma Silvio Ceccato, laureato in lettere e diplomato in violoncello e in composizione musicale.

Ceccato nacque nel 1914 a Montecchio Maggiore (Vicenza). Nell’immediato dopoguerra venne a contatto con i padri fondatori della cibernetica e cominciò a scrivere articoli divulgativi e libri su questa nuova maniera di vedere il mondo.

Diventato docente di filosofia teoretica dirigeva il Centro di Cibernetica e di Attività Linguistiche dell’Università degli Studi di Milano nell’Università di Milano.

Egli si sforzò di applicare la cibernetica alle attività linguistiche, a spingere all’uso corretto delle parole: sono celebri le sue conversazioni con i bambini delle elementari, descritte in numerosi articoli apparsi sul quotidiano “il Giorno” (fino a quando il giornale non sospese la sua rubrica) e poi raccolti nei tre volumi di Cibernetica per tutti (1968-1974).

Ceccato studiò il meccanismo con cui l’occhio umano guarda un oggetto. Ci avete mai pensato? Davanti ad una persona guardate prima gli occhi, o i capelli, o la bocca, o il vestito ? Ceccato spiegò a tutti, lettori di giornali, agli studenti e agli insegnanti, gli zig-zag con cui gli occhi di una persona guardano un’altra persona, o un quadro, per cercare somiglianze e diversità con altri. Ceccato costruì un “frammento di cervello di Adamo II” che fu presentato alla prima mostra dell’automazione a Milano, nell’aprile del 1957. La macchina è poi scomparsa, ma sono rimasti foto e disegni: l’intera storia è raccontata nel libro “Il perfetto filosofo”, pubblicato da Laterza nel 1988.

Fra i libri di Silvio Ceccato si possono ricordare: Un tecnico fra i filosofi (due volumi); Corso di linguistica operativa; Linguistic analysis and programming for mechanical translation; Il linguaggio con la Tabella di Ceccatieff; Il maestro inverosimile (due volumi); La mente vista da un cibernetico; Il teocono.

Fino agli anni settanta Silvio Ceccato fu ricercato per conferenze e trasmissioni televisive e ottenne un insegnamento di linguistica applicata a Milano, ma in seguito gli fu negata la cattedra di professore associato e gli furono progressivamente chiuse le porte dei giornali, delle riviste, dell’insegnamento. Il mondo accademico e universitario non gli perdonò mai l’indipendenza economica, il successo mondano, l’indifferenza verso la scienza ufficiale e soprattutto la sua ironia.

Una testimonianza di tale indipendenza e ironia si trova nella dedica del primo dei tre libri Cibernetica per tutti prima ricordàti: “Il pensiero esposto in questo volume non ha pagato i pedaggi all’amministrazione della filosofia e della scienza. Se il lettore lo ha trovato di suo gradimento, un grazie vada anche alla memoria dei miei genitori, cui dovetti tanta libertà“.

Dagli anni settanta in avanti Ceccato si dedicò a diffondere la serenità e il sorriso: a questo tempo risale il suo libro L’ingegneria della felicità e la collaborazione a trasmissioni e a giornali popolari.
Silvio Ceccato è morto il due Dicembre 1997.

Scrive di lui Pierluigi Ridolfi:

‘Professore di cibernetica all’Università di Milano, primo scienziato italiano a cimentarsi nell’intelligenza artificiale, Ceccato era un conferenziere straordinario dotato di un senso dell’umorismo sconosciuto al nostro mondo accademico.

Lo conobbi nel ‘61, quando, nei primi tempi della mia carriera in IBM, mi era stato assegnato come “possibile cliente”. Un giorno lo trovai nel suo studio di via Festa del Perdono, sommerso da tante foglie di lattuga: mi disse che stava studiando la lattughità, cioè la proprietà intrinseca della forma della lattuga rispetto a quella del cetriolo, e che stava progettando Adamo, una macchina in grado di riconoscere qualunque tipo di ortaggio. Adamo consisteva in un imbuto entro il quale gettare il vegetale, delle cellule fotoelettriche, un computer, un programma, un risultato: o è lattuga o è cetriolo. Gli chiesi perché due vegetali e non piuttosto una sfera o un cubo, sarebbe stato più facile. Ma Ceccato mi fulminò con la sua risposta: “Una sfera non fa notizia, ma vedrai la lattuga !!!” E, infatti, qualche settimana dopo, un grande giornale titolò “Uno scienziato italiano costruisce una macchina intelligente che riconosce le verdure”.
Ceccato sapeva perfettamente che si trattava di trucchi per far parlare di sé; sta di fatto che anche in questo modo per anni riuscì a ottenere dei fondi per sopravvivere (anche dalla Nasa per tradurre automaticamente dal Russo!)’.

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