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25) Papato e Impero

I secoli XII e XIII

Non appena eletto, l’imperatore proclamò il suo programma politico il cui primo proposito era quello di scendere in Italia per ottenere a Roma la coronazione imperiale da parte del pontefice.

Iniziò, così, tra il papa e Federico, una lunga trattativa, ricca di polemiche politico - religiose. Il re di Germania sostenne la sua intenzione di dominare sull’Italia e sugli stati confinanti, creando quindi una nuova universalità.

Il papa, dal canto suo, non poteva certo accettare la possibilità una nuova intromissione nei suoi poteri e ribadì e rivendicò “il suo diritto di intervenire, non solo come capo della gerarchia ecclesiastica, ma come custode della cristianità che può controllare gli atti dell’Imperatore come di qualsiasi altro fedele” (Arsenio Frugoni Papato, Impero e Regni Occidentali) e dichiarò l’Impero un beneficio ecclesiastico, un beneficio che la Santa Chiesa concede all’Imperatore.

Questo provocherà la pronta reazione di Federico Barbarossa il quale, non potendo accettare una tale affermazione, riprese l’antica concezione secondo la quale l’Impero non era una concessione papale, un beneficium apostolico, ma derivava direttamente da Dio e dai principi.

Federico I riprese, in un certo senso, la concezione ottoniana, evidenziandola nell’inno dedicato a San Carlo - che il Barbarossa farà santificare nel Natale del 1165 dall’antipapa Pasquale III e che il successivo papa “Alessandro III poi confermò, o almeno non cancellò, tanto l’esaltazione religiosa del primo imperatore cristiano del Medioevo trovava corrispondenza in tutte le menti” (Raffaello Morghen L’età degli Svevi in Italia) - in cui erano “espressi tutti i concetti basilari dell’idea che del potere e delle prerogative imperiali ebbe l’età ottoniana”.

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